Assistenti disabili col contagocce, mai riassunte le 17 licenziate

Sono state licenziate due anni fa per un pasticcio della Regione. Ad oggi, 17 assistenti di sostegno non sono mai state riassunte. Una storia paradossale alla luce delle carenze del personale per l'integrazione denunciate in questi giorni

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LECCE- Le avevamo lasciate protestare di fronte alla direzione generale della Asl di Lecce. Dopo due anni, la loro vertenza, mai sbloccatasi, assume i contorni del paradosso, ancora di più ora, alla luce delle carenze croniche di personale addetto all’assistenza degli scolari disabili. Sono le 17 operatrici addette all’integrazione scolastica, licenziate per un pasticcio della Regione Puglia.

Dopo vent’anni di servizio, erano state stabilizzate dalla Regione nell’agosto 2010. Per tutte, contratti a tempo indeterminato, in base alla legge regionale “omnibus” che ha stabilizzato anche i medici precari. La stessa legge, però, che la Corte Costituzionale dichiarò illegittima nel marzo del 2011. Da lì, nel settembre di quell’anno, il licenziamento. Per loro, in quanto dipendenti pubblici, nessun ammortizzatore sociale. Sono ancora in piedi i procedimenti civili attraverso i quali sperano di ottenere la stabilizzazione che è stata negata.

O, quanto meno, un ritorno allo stato precedente, ai contratti a tempo determinato, come è stato per molti medici. Secondo la Asl di Lecce, infatti, la loro figura non rientra nei Livelli essenziali di assistenza. Vallo a dire alle famiglie che in questo inizio d’anno scolastico stanno ancora facendo i conti con le carenze croniche di insegnanti di sostegno, che spetta all’Usp nominare, e assistenti di sostegno, per cui sono competenti Asl e ambiti territoriali fino alle scuole superiori, per le quali subentra poi anche la competenza della Provincia.

I 285 assistenti specializzati della Asl evidentemente non bastano per una popolazione che sfiora i 2800 studenti diversamente abili. Per le 17 operatrici rimaste fuori, nessuno sforzo è stato fatto finora. Neppure dopo l’invito dell’Azienda sanitaria fatto agli ambiti di dare precedenza a loro nelle nuove assunzioni. Invito non vincolante, ovviamente, e finito nel dimenticatoio. Ma è a loro che è rimasto il cerino in mano.