Armi alla Scu, l’antiracket rifiuta la masseria dei kalashnikov

La masseria della armi della Scu viene “rifiutata” dal presidente dell'associazione antiracket di Francavilla Totò Incalza, che declina l'offerta arrivata dal Mab: “Solo il sindaco può donarci una sede”

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FRANCAVILLA- Ringraziamo il segretario del Mab Antonio De Franco per la generosa offerta che, però, decliniamo. Una sede per l’associazione antiracket non può essere “donata” da un privato, un’associazione, un partito o un politico. Questo è un compito che spetta esclusivamente a un sindaco e ad un’amministrazione”.

Salvatore Incalza, pur ringraziando, rispedisce al mittente la generosa offerta di De Franco, ritrovatosi proprietario, grazie ad un “fortuito” acquisto in un’asta giudiziaria nel giugno 2010, della masseria dove, secondo la tesi della Procura di Lecce, furono nascoste le armi da guerra della Scu acquisite da un’ex spia sovietica. dal presunto boss francavillese Giancarlo Capobianco.

De Franco, con la storia delle armi, ovviamente non c’entra nulla. E anzi, ritrovandosi proprietario, per uno strano scherzo del destino, di quello che sarebbe stato una sorta di magazzino per kalashnikov e bombe a mano, ha voluto sfidare il fato mettendo a disposizione della locale associazione antiracket alcuni locali dello stabile sito sulla Francavilla – Carosino. Tutto a sue spese.

Ma l’offerta, invero generosa, non può essere accettata. Incalza, presidente in pectore dell’associazione spiega come l’eventuale donazione di una seda debba essere avanzata dal sindaco in persona. “Questo perché – ci dice l’imprenditore, l’unica persona che può affidarci una sede è l’amministrazione comunale e quindi il sindaco. A cui, nei passati decenni e fino ad oggi, abbiamo sempre fato richiesta. L’ultima, in ordine di tempo, è stata presentata al commissario prefettizio Maria Teresa Iaculli. Non babimo ancora avuto risposta”. Insomma, nulla da fare. Quella masseria, sembrerebbe non volerla proprio nessuno. Come una sorta di casa maledetta da horror movie, condannata, chissà, a pagare colpe non sue.