Montagne di posidonia, un “pasticcio” ritarda lo smaltimento

A sei mesi dal sequestro, le montagne di posidonia rimangono accatastate lungo la darsena di san cataldo. A tenerle ancora ferme un pasticcio burocratico sulla richiesta di preventivi per le analisi

NOE

SAN CATALDO-  I sigilli sulle montagne di posidonia sono stati apposti il 18 aprile scorso. A sei mesi di distanza, quei cumuli rimangono ancora lì, abbancati lungo la darsena di San Cataldo. E questo a causa di un “pasticcio” burocratico in piena regola degli uffici di Palazzo Carafa.
L’annuncio fatto all’indomani del sequestro dei carabinieri del Noe di utilizzare quel materiale per un progetto di ripascimento delle dune di Torre Veneri è stato stoppato subito. Prima di trasferire lì la posidonia, infatti, è necessario accertare che non sia inquinata, anche perchè il sito che dovrà accoglierla, il poligono dell’Esercito, è al momento al centro di un’altra inchiesta della Procura relativa proprio a una possibile contaminazione della zona derivante dalle esercitazioni militari.

Di conseguenza, per poter riutilizzare il materiale depositato a San Cataldo, è necessario effettuare in via preliminare le analisi per la caratterizzazione. È attraverso queste che è possibile appurare una volta per tutte se quei cumuli di 20mila metri cubi siano inquinati oppure no. E dunque se debbano essere smaltiti in discarica oppure possano essere riutilizzati per l’arenile.

Cos’è avvenuto? Per la caratterizzazione, l’Ufficio Ambiente ha chiesto un preventivo all’Università del Salento, che ha risposto presentandone uno da 8mila euro. Peccato però che l’Ufficio Patrimonio abbia contestato la procedura: “Per legge, in casi come questi- spiega il dirigente Lillino Gorgoni-, i preventivi devono essere richiesti prima all’Arpa Puglia e poi a tutti gli altri centri analisi”. Dunque, nel mese di settembre, s’è dovuto rifare tutto daccapo, interpellando prima gli uffici di Lecce dell’Arpa e poi quelli di Bari, che sono quelli competenti e che nelle scorse ore hanno risposto chiedendo ulteriori chiarimenti.

Non è detto, alla fine, che quello dell’Arpa sarà il preventivo giusto. Potrebbero esserne necessari altri. E i tempi slittano. Eppure, quella posidonia, dragata dal porticciolo, avrebbe dovuto essere riutilizzata per il ripascimento o smaltita entro 12 mesi, invece è rimasta lì, su uno spiazzo di 2mila mq, per anni. Almeno dal 2009 ad oggi.

Il reato contestato ad aprile dal Noe era di gestione illecita di rifiuti. In particolare, di deposito incontrollato del materiale con cui sono impastate le foglie di Posidonia: sabbia, ma anche rifiuti speciali pericolosi, tra cui batterie al piombo esauste, pneumatici, vetro, lattine in plastica, legno, sacchetti della spazzatura.