Via Brenta: via i sigilli al tesoro di Buonerba

Dissequestrato il tesoro di Massimo Buonerba, nell'ambito del procedimento sui palazzi di via Brenta: circa 2 milioni di euro verranno restituiti all'ex consulente di Adriana Poli Bortone

via Brenta

LECCE- Sono stati dissequestrati i beni di Massimo Buonerba, i quasi 2 milioni di euro bloccati nell’ambito del processo sui palazzi di via Brenta.  Il professore, ex consulente giuridico di Adriana Poli Bortone ai tempi in cui lei era sindaco di Lecce, aveva chiesto la restituzione di quel denaro ai giudici del tribunale del riesame. Il suo avvocato, Sabrina Conte, ha avanzato la richiesta di sbloccare quella somma sulla base del fatto che i quasi due milioni di euro nella disponibilità del suo assistito, fossero stati sequestrati nell’ambito dell’inchiesta per truffa nell’affare dell’acquisto dei palazzi di via Brenta -sede del tribunale civile di Lecce-. Il processo di primo grado è tutto da rifare, il reato è stato infatti riqualificato. Non si tratta più di truffa -reato contestato dal Procuratore aggiunto Antonio De Donno-, ma di abuso d’ufficio e peculato, così come stabilito dal giudice Stefano Sernia. Per questo il grosso sequestro viene meno essendo, in questo caso, previsto il sequestro del prezzo del reato e non quello del suo profitto. I sigilli furono apposti oltre tre anni fa per equivalente sulla stessa cifra pagata dal comune alla finanziaria milanese Selmabippiemme per il contratto di leasing dei palazzi.

Sotto sequestro finì anche il patrimonio da 3 milioni e 400mila euro di Pietro Guagnano, legale rappresentante della società costruttrice dei palazzi, la Socoge. Anche il costruttore salentino si è rivolto al riesame e a breve sarà fissata l’udienza per la discussione. Dal fondo unico giustizia, dove sono custoditi tutti i patrimoni sequestrati a livello nazionali, i soldi torneranno nella disponibilità di Buonerba.

La richiesta di dissequestro è stata avanzata dalla Conte la scorsa settimana, mentre contemporaneamente Buonerba era davanti al GIP Antonia Martalò per l’interrogatorio chiesto dalla procura svizzera, per rogatoria, nell’ambito di un’inchiesta aperta a Lugano su un’altra, ingente somma di denaro: 2 milioni e 800 mila euro che il professore leccese ha depositato su un conto oltralpe. L’indagine è per un reato presente nel codice penale elvetico: l’autoriciclaggio.

Il trasferimento dei soldi da Lecce ha puntato l’interesse della procura svizzera su quei conti e, parallelamente, è nata un’indagine nel Salento. Qui la Finanza indaga sulla provenienza di quel denaro che, per l’accusa, è da ricercarsi nell’iter del progetto per la realizzazione del filobus a Lecce.  Ma Buonerba, rispetto a questo, ha scelto di non rispondere al PM svizzero Pierluigi Pasi, giunto a Lecce per interrogarlo.

È atteso a breve, comunque, l’avviso di conclusione delle indagini preliminari del fascicolo filobus.