Berlusconi ascoltato su Tap. Le ingerenze di Tarantini? “Non ricordo”

Nell'ambito dell'inchiesta sulle escort, la procura di Bari chiede a Berlusconi dell'affare gasdotto tap e delle presunte influenze subite da Tarantini e Roberto de Santis. Lui risponde solo un “Non ricordo”

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BARI- Più di ciò che è stato detto, pesa chi lo ha detto. Silvio Berlusconi è stato ascoltato in merito al gasdotto Tap, che dall’Azerbaijan dovrebbe sbarcare a San Foca. Un interrogatorio, tenuto nell’ambito dell’inchiesta su escort e affari e in cui l’ex premier è indagato a Bari assieme a Valter Lavitola, l’ex direttore de l’Avanti.

La domanda, postagli dal procuratore aggiunto Pasquale Drago, parte dal contenuto di una intercettazione telefonica captata nel 2009 tra Giampaolo Tarantini, l’allora re delle protesi, e Roberto De Santis, imprenditore di Martano, molto vicino, da sempre, a Massimo D’Alema. La notizia viene fuori ora, pubblicata dal quotidiano La Repubblica, dopo il deposito degli atti dell’inchiesta in Procura, a Bari.

E’ stata un’informativa della Guardia di Finanza a riportare la conversazione, ormai nota, tra De Santis e Tarantini, quella in cui quest’ultimo si propose da intermediario, per convincere Silvio Berlusconi ad accelerare i tempi per la firma dell’intesa tra Italia e Albania, indispensabile per Tap, il cui punto di approdo, in quel momento, era ancora Brindisi.

Il tubo, insomma, “su cui stavo lavorando io”, lo definì De Santis in quell’intercettazione. Ciò che è certo, almeno stando alle carte della Procura barese, è che il giorno dopo quella telefonata, l’11 febbraio di quattro anni fa, Tarantini incontrò Berlusconi, per parlare proprio del gasdotto. A conferma di ciò ci sarebbe una ulteriore telefonata, del 12 febbraio, nella quale, conversando sempre con De Santis, Tarantini “si vanta di aver parlato” con Berlusconi.

Il procuratore Drago non dimentica di chiederlo all’ex premier: “Un altro dei paragrafi dell’informativa della guardia di finanza- dice- è un progetto di tale Roberto De Santis nel settore dell’energia. In pratica, si parla del progetto di realizzare un gasdotto dall’Albania all’Italia. Progetto che era all’epoca all’approvazione ministeriale”.

È questa l’altra faccia della medaglia dell’investimento da 1,5 miliardi di euro fortemente osteggiato nel Salento, soprattutto, ora, dai cittadini di Melendugno e Vernole. È questo l’altro piano, quello del fiume di denaro e di presunte lobby, che emerge dalle carte processuali. Un livello, però, destinato, almeno per ora, a rimanere inesplorato appieno. “No, non ricordo proprio nulla al riguardo” è stata la risposta di Silvio Berlusconi al procuratore Drago, che chiude questa partita chiosando che “anche un progetto criminoso deve tradursi in qualcosa di concreto per poter commettere un reato”.