Sequestri senza fine, tornano i sigilli al fotovoltaico di San Donaci

Ancora sequestri agli impianti Gsf nel brindisino: ripristinati i sigilli a 7 parchi fotovoltaici di San Donaci che erano stati dissequestrati a luglio 2012.

impianto fotovoltaico

SAN DONACI– Sequestri senza fine per il fotovoltaico in provincia di Brindisi. L’eco dell’operazione Black Out non si è ancora spenta e nel frattempo tornano i sigilli su sette impianti a San Donaci, in località Falli- Agro. Tutti riconducibili alle società Ecopower srl, Girasole srl, Photos srl, Mt 2007 srl, e Geos srl, tutte riconducibili alla società madre, la Società agricola energetica europea srl. Tradotto, significa che si tratta ancora della galassia Gsf, travolta dagli arresti e dai sequestri dello scorso giovedì. A conferma di ciò ci sono anche i nomi degli indagati, in parte gli stessi denunciati o arrestati la settimana scorsa. Sono 12 in tutto. Si tratta di rappresentanti delle società coinvolte, direttori dei lavori, progettisti. Tra loro, Gaetano Buglisi, Sebastiano Buglisi, Roberto Saija, Domenico Catalfamo, Francesco Coppolino, Antonio Puliafico, Ettore Zanazzo, Roberta Famà, Manlio Tripodi.

Sette dei nove impianti già sequestrati dal Noe nel giugno 2012, su provvedimento del gip Giuseppe Licci, erano stati dissequestrati per mancanza delle esigenze cautelari dal Riesame, a luglio dello scorso anno. Dopo la pronuncia della Cassazione, alla quale aveva fatto ricorso la Procura brindisina, il Tribunale ha disposto i nuovi sigilli, apposti in mattinata dai carabinieri del Noe di Lecce.

Il motivo è il solito: al posto di quello che per gli inquirenti è un unico impianto da 20 ettari, sono state richieste Dia, che sarebbero servite per frazionare artificiosamente i parchi ed eludere, così la normativa nazionale e regionale.

LA Suprema Corte, ora, ha riconosciuto la logicità degli argomenti sostenuti. Ed è in questi che risiede tutta la portata dei nuovi sequestri. Il Tribunale, tramite il giudice estensore Barbara Nestore, lo ha scritto chiaramente: “solo con il rilascio dell’autorizzazione unica regionale, può essere valutata compiutamente la compatibilità ambientale dell’impatto con il territorio”.

Solo con il rilascio di quella, potrebbero dunque venir meno le esigenze cautelari. Non solo. Per gli impianti si provvederà alla disconnessione dalla rete elettrica, anche perchè, come scrive il giudice, “è solo con il funzionamento dell’impianto che la vocazione agricola del terreno viene definitivamente mutata in industriale, a nulla valendo la considerazione che a differenza di altri stabilimenti gli impianti fotovoltaici non producano fumi e rifiuti direttamente percepibili”. Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro è pari a circa 35 milioni di euro.