Fotovoltaico sporco, l’ira di Sgarbi: “In galera anche chi l’ha permesso”

Vittorio Sgarbi scende in campo dopo le inchieste sul fotovoltaico a Lecce e Brindisi. Striglia tutti: “In galera anche chi ha permesso lo scempio”

Vittorio Sgarbi

LECCE- Come al solito, non ha peli sulla lingua Vittorio Sgarbi. L’eco delle inchieste della magistratura relative al fotovoltaico sporco, sia a Brindisi che a Lecce, è arrivata anche a lui, nel Salento per inaugurare una mostra. E il suo commento è stato spontaneo, duro. Fa il paio, d’altronde, con la sua storia, da ex sindaco di Salemi, in Sicilia, in prima linea contro l’invasione eolico in Sicilia, parallela a quella dei pannelli di silicio in Puglia e nel Salento in particolare.

Sgarbi chiama in causa la politica. Gli amministratori. Non cita Vendola, almeno direttamente, ma lo lascia intendere, con un chiaro riferimento alla politica che guarda alla magistratura come un oracolo.

A pesare, c’è un doppio macigno. L’operazione Black out, condotta dalla Procura di Brindisi e che giovedì ha disposto il carcere  per 11 persone, la dodicesima è ancora latitante, e ha portato anche al sequestro di 27 impianti, per oltre 300 milioni di euro. C’è poi l’altra inchiesta, quella portata avanti in parallelo dal procuratore aggiunto Ennio Cillo, a Lecce, e che ha ricevuto una svolta proprio nei giorni scorsi, con la notifica degli avvisi di conclusione delle indagini indirizzati a 5 persone, tre delle quali coinvolte anche nel terremoto del fotovoltaico brindisino.