Terremoto fotovoltaico, Gsf nei guai anche a Lecce. Concluse le indagini su 5 impianti

Dopo Brindisi, il terremoto sul fotovoltaico del Global solar fund si sposta anche a Lecce. Partono gli avvisi di conclusione delle indagini. stessi nomi dell'operazione Black Out

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LECCE– Il terremoto del sole, che ha avuto come epicentro Brindisi, arriva anche a Lecce. Un’inchiesta diversa, parallela, ma collegata per tempistica e, soprattutto, per materia e nomi coinvolti.

Giunge al capolinea l’indagine su cinque impianti fotovoltaici installati in provincia, a Collepasso, Nardò, Salice Salentino e Matino e che vede coinvolti altrettanti indagati, tra amministratori di società e direttori dei lavori. L’inchiesta è condotta direttamente dal procuratore aggiunto Ennio Cillo, titolare del fascicolo.

E proprio in questi giorni, gli uomini della sezione di Polizia Giudiziaria del Corpo Forestale dello Stato hanno provveduto alla notifica degli avvisi di conclusione delle indagini. Tre dei cinque nomi coinvolti sono ormai noti, visto che risultano anche tra gli arrestati e i ricercati nell’operazione Black Out della Procura di Brindisi. Si tratta di Roberto Saija, 44enne, di Roma, Antonio Puliafico, 40enne di Barcellona Pozzo di Gotto, oltre che del latitante Javier Ignacio Romero Ledesma, 40enne di Malaga. Assieme a loro, nel registro degli indagati compaiono anche i nomi di Armando Intiglietta, 66enne di Brindisi, e di Luciano Gaia, 65enne residente a Rimini. Il filo conduttore tra le inchieste leccesi e brindisine risponde alla stessa sigla: GSF.

È il Global Solar Fund, infatti, a risultare titolare delle centrali di silicio, acquistate quasi sempre dopo la loro realizzazione da parte di sviluppatori locali, in particolare Italgest.  Si tratta di un impianto da circa 4Mw a Nardò, da un altro di ben 8,32 mw a Salice Salentino, un terzo da 1mw a Matino, oltre a due impianti a Collepasso, dove Gsf è proprietario di un parco da 1 mw e un altro da 4,8 mw.

Le accuse sono di falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e tentata truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Per accedere agli incentivi, più cospicui, del secondo conto energia, infatti, sarebbero state presentate ai Comuni e al Gestore servizi elettrici, il Gse, false comunicazioni che attestavano la fine dei lavori entro il 31 dicembre 2010.

A quella data, invece, i cantieri erano ancora in corso, almeno stando a quanto accertato dagli inquirenti, tramite i sopralluoghi compiuti dalla Forestale, dai verbali di constatazione del Gse, dalle schede di impianto certificate dallo stesso Gestore. I tecnici responsabili, Intiglietta e Gaia, avrebbero attestato falsamente date, potenza di impianti e numero di moduli installati per ogni impianto, anche attraverso l’invio di una fittizia documentazione fotografica.