Indagini Gsf: lo strano caso del “fotovoltaico mutante” di Collepasso

Tra gli impianti del gsf sui quali indaga la procura c'è anche quello da quasi 5 megawatt a Collepasso: ecco la strana storia di un impianto mutante e delle sue autorizzazioni ballerine nel servizio-inchiesta di Danilo Lupo.

impianto fotovoltaico

COLLEPASSO- Un impianto fotovoltaico di grandi dimensioni, quasi 5 megawatt, attaccato alla zona industriale. Titolari e tecnici, che firmarono le carte indirizzate al Comune e alla Regione, in cella da due giorni. E una strana mutazione tra il progetto autorizzato dalla Regione e il progetto realizzato sul territorio. Una differenza che su alcune carte risulta e su altre, quelle che poi servono a percepire i ricchi incentivi del conto energia, no. E infine quelle carte firmate tra Natale e Capodanno del 2010, giusto in tempo perché quegli incentivi fossero ancora più ricchi.

Sono gli ingredienti dello strano caso dell’impianto fotovoltaico di Collepasso, appartenente alla Global Solar Fund, nato su progetto della Italgest Photovoltaic. L’azienda che faceva capo a Paride de Masi, però, anche in questo caso incamerò l’autorizzazione regionale e poi la rivendette a Gsf, il fondo cinese che tra il 2010 e il 2011 spese centinaia di milioni di euro per acquistare e/o realizzare impianti fotovoltaici nel Salento, tra Lecce e Brindisi. Infatti tutti i documenti sulla realizzazione dell’impianto di Collepasso sono firmati da Roberto Saija come legale rappresentante di Italgest Photovoltaic, e Antonio Puliafico, direttore tecnico dei lavori.

Gli stessi Saija e Puliafico che da giovedì sono in cella su disposizione della procura di Brindisi per una presunta associazione a delinquere finalizzata a percepire indebiti incentivi del secondo conto energia. E che risultano indagati anche dalla Procura di Lecce, e anche per questo impianto, i cui lavori finirono – stando a quanto si legge nella comunicazione di fine lavori firmata da Saija e Puliafico – il 27 dicembre 2010, tra Natale e Capodanno ricadendo così nel secondo conto energia. Una bella fortuna: se i lavori fossero finiti tre giorni più tardi, il primo gennaio 2011, quell’impianto avrebbe perso milioni e milioni di euro, ricadendo negli incentivi del terzo conto energia. È proprio su fortune come questa che la Procura di Brindisi ha contestato la truffa agli arrestati dell’operazione Black-out.

Ed è probabilmente su questa base che la Procura di Lecce sta contestando il falso e la tentata truffa. Ma c’è un’altra stranezza nel fotovoltaico di Collepasso, ed è anche quei contenuta in quelle carte. Guardate qui: questa è tutta la zona industriale. Quella blu è l’area delle fabbriche e delle industrie. In verde c’è l’area dell’impianto fotovoltaico autorizzato dalla regione Puglia nel gennaio 2009. Ma attenzione: in arancione c’è la variante all’impianto fotovoltaico, che si è allargato rispetto all’autorizzazione regionale del gennaio 2009 in virtù di una delibera del consiglio comunale di sette mesi dopo, datata agosto 2009. cioè: il progetto sulla carta era fatto in un modo, il progetto sul terreno è fatto in un altro. Una variazione di cui chiediamo conto all’attuale sindaco di Collepasso, Paolo Menozzi, che all’epoca dei fatti era all’opposizione e – va sottolineato – non sapeva nulla degli arresti quando realizzammo questa intervista.

In sostanza sarebbe successo questo: l’area su cui l’impianto era stato progettato è attraversata da un elettrodotto. Intorno al quale c’è una fascia di rispetto dove non si può costruire nulla, neanche pannelli solari. Per compensare quella fascia inedificabile, ecco la variante, questo dentino aggiuntivo, che interessa tre particelle catastali in più: la 5, la 50 e la 51, oltre che delle frazioni di particelle già toccate dal progetto. 5, 50 e 51, tenete un attimo a mente questi numeri. La variante va in consiglio comunale e viene approvata. Ma attenzione – e qui ci sarebbe il secondo inghippo – questo strano caso di fotovoltaico mutante non risulta dalle carte più importanti: in particolare dall’asseverazione di fine lavori, firmata dall’ingegner Puliafico, in virtù della quale poi Italgest Photovoltaic, cioè Gsf, chiederà poi i fondi degli incentivi.

Questa asseverazione parla solo l’autorizzazione regionale del gennaio 2009. della successiva delibera del consiglio comunale nessuna traccia. E, per essere ancora più chiari, fa l’elenco delle particelle interessate: eccole qui. Ricordate quelle particelle (5, 50 e 51) oggetto della variante? inesistenti: nelle carte ufficiali, inviate alla regione Puglia e al comune di Collepasso, essenziali per ricevere poi dal Gse gli incentivi del conto energia, la variante è scomparsa e, formalmente, l’impianto rispetta la prima autorizzazione regionale.

Uno strano caso di fotovoltaico mutante del quale la magistratura è stata investita anche da un esposto depositato in procura a Lecce dal consigliere comunale Rocco Sindaco, esponente di azzurro popolare, il cui leader locale – Salvatore Perrone – fece a suo tempo esplodere il caso del fotovoltaico tetris in località Manimuzzi, di proprietà di un parente dell’ex vicesindaco. In quel caso i carabinieri indagarono, la magistratura chiuse l’inchiesta e l’impianto non si fece. Cosa succederà, ora, dello strano caso del fotovoltaico mutante di Collepasso?