Terremoto fotovoltaico, al via la confisca dei 21 impianti

Terremoto fotovoltaico a Brindisi: disposta, per la prima volta in Italia, la confisca degli impianti. Per tutti, richiesta anche la disconnessione dalla rete elettrica. Lunedì al via gli interrogatori

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BRINDISI- Il nome dell’operazione porta in sé già il prosieguo più immediato dell’inchiesta della magistratura sul fotovoltaico a Brindisi. “Black out”. E black out, a quanto pare, sarà davvero. Per 21 dei parchi di silicio sequestrati, quelli per cui è stata contestata la lottizzazione abusiva, è stata avviata procedura di confisca. È la prima volta che accade in Italia. Com’è, d’altronde, la prima volta che in questo settore viene contestata l’associazione per delinquere. Il passaggio degli impianti nelle mani dello Stato rappresenta il colpo più duro, dal punto di vista economico, a quella che per gli inquirenti è una vera e propria organizzazione, sgominata attraverso i 12 arresti delle scorse ore e il sequestro di 27 parchi per circa 120 ettari, stroncando un affare che avrebbe fruttato oltre 300milioni di euro per incentivi dal conto energia. Confisca, dunque, che fa il paio con un altro provvedimento durissimo, già sperimentato dalla Procura di Brindisi: quello che prevede di staccare letteralmente la spina ai contatori dei pannelli. L’unico modo reale per evitare che quelle centrali del sole possano continuare a fruttare nonostante i sequestri.

In mattinata, infatti, è stata comunicata a Enel la disconnessione dalla rete elettrica per  tutti e 27 gli impianti sequestrati nelle campagne brindisine, dopo il blitz di noe, guardia di finanza e forestale. Resta da capire, ora, come risolvere il nodo della gestione di un patrimonio che è comunque già installato e che, tramite la confisca, potrebbe portare nelle casse dello Stato milioni di euro. È anche su questo che il procuratore aggiunto Nicolangelo Ghizzardi sta lavorando.

Lunedì, intanto, inizieranno gli interrogatori di garanzia: a Brindisi sarà sentito Domenico Catalfamo, progettista dei lavori. Per gli altri, arrestati fuori regione, si procederà tramite rogatoria. Resta latitante, invece, Javier Romero Ledesma, considerato la mente del Gsf e delle società attraverso le quali venivano veicolati i fondi con sedi in Lussemburgo e nelle Isole Vergini.

I reati contestati, oltre all’associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione dei parchi fotovoltaici in maniera fraudolenta e all’indebita percezione degli incentivi economici, riguardano anche, tra gli altri, l’accusa di falso, per aver  attestato falsamente al comune di brindisi e al gestore dei servizi energetici la conformità degli impianti.