Diffide e richieste danni: così la “banda dei pannelli” voleva zittire l’Indiano

A scoperchiare la megatruffa sul fotovoltaico fu, alla fine del 2010, un'inchiesta giornalistica dell'Indiano. Alcuni dei dirigenti del gsf arrestati ieri si difesero in tv, altri degli arrestati invece cercarono di zittire il programma di Telerama.

L'Indiano

LECCE– Carmine di Giglio e Alberto Aragones, dirigenti rispettivamente italiano e spagnolo del global solar fund, si difesero nell’inchiesta giornalistica con dichiarazioni in onda e fuori onda. Roberto Saija e Gaetano Buglisi, gli sviluppatori messinesi, invece si difesero dall’inchiesta giornalistica, con diffide e richieste di risarcimento danni.

Tutti e quattro, però, sono da 24 ore – più o meno – in carcere, accusati di associazione a delinquere finalizzata a percepire indebitamente gli incentivi del fotovoltaico. Tre anni fa, tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, l’Indiano scoperchiò la banda del sole, che era sbarcata in terra salentina per riempirla di pannelli. E chiese conto anche e soprattutto di quella modalità dubbia di costruire gli impianti, attraverso autorizzazioni singole di piccoli impianti fotovoltaici in dia, formalmente intestati a società diverse, con un sistema che sembrava fatto di prestanome. E fu questa, in effetti la prima domanda posta all’allora country manager di gsf, Carmine di Giglio.

Sta di fatto che abbiamo visto: Roberto Saija ha proceduto con una richiesta di risarcimento danni da 220mila euro, richiesta civile (senza alcuna parallela querela penale) indirizzata direttamente ai giornalisti: Danilo Lupo e Tiziana Colluto. Va detto che Telerama e il suo editore hanno da subito assicurato assistenza legale e anche l’eventuale copertura finanziaria. Ma, nessuno ce ne voglia, dopo l’operazione black out e l’arresto del denunciante, dormiamo – noi tutti – sonni un po’ più tranquilli.