Operazione Black Out, maxi truffa con il fotovoltaico

Gravi profili di illiceità nella realizzazione, in forma associativa, di estesi parchi fotovoltaici nel territorio di Brindisi: 10 arresti, 27 parchi fotovoltaici sequestrati per un'estensione di circa 120 ettari e circa 7 milioni di euro confiscati per equivalente

fotovoltaico

BRINDISI-  10 arresti e 24 indagati, tra questi 4 donne e 5 cittadini spagnoli. 27 parchi fotovoltaici sequestrati per un’estensione di circa 120 ettari e circa 7 milioni di euro confiscati per equivalente. Sono i numeri conclusivi dell’operazione black out che dalle prime ore del mattino ha tenuto impegnati gli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di brindisi, il Noe dei carabinieri e il corpo forestale dello stato. 

L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla realizzazione dei parchi fotovoltaici in maniera fraudolenta, frazionandone artificiosamente la proprietà allo scopo di eludere la normativa che sottoponeva ad autorizzazione regionale la realizzazione di impianti di potenza superiore ad un megawat e fruire così, indebitamente, degli incentivi economici.

Somme da capogiro, considerando che 303 milioni di euro sarebbero stati erogati a breve. L’indagine li ha bloccati in tempo.

Un’accusa quella dell’associazione nel settore, contestata per la prima volta. In questo modo tutti gli impianti incriminati, senza alcuna autorizzazione regionale e paesaggistica hanno di fatto modificato la destinazione agricola dei terreni. La maggior parte si trova a brindisi, gli altri a Francavilla Fontana, Cellino e Torre Santa Susanna.

Per questo ai diversi reati contestati si aggiunge quello di falso, per aver attestato falsamente al comune di brindisi e al gestore dei servizi energetici la conformità degli impianti.

Le indagini, coordinate dalla procura brindisina sono state lunghe e complesse. A smascherare la maxi truffa l’acquisizione e l’esame di tutta la documentazione con specifiche consulenze urbanistiche, indagini tecniche e rilievi aerofotogrammetrici.

Una delle 10 persone arrestate è attualmente irreperibile  al centro dell’indagine il network formato dal colosso cinese Suntech e dal fondo di investimento Global Solar Fund di Javier Romero, attualmente latitante, con società attraverso le quali venivano veicolati i fondi con sedi in Lussemburgo e nelle isole vergini.  

Un sistema di scatole cinesi che gli inquirenti hanno ricostruito. Tra gli arrestati anche Roberto Saija, uno dei vertici dell’organizzazione insieme a Gaetano Buglisi ed Ettore Zanazzo. In manette anche Carmine di Giglio, ex country manager di Global solar found Italia, la più grande holding del fotovoltaico.  Nell’indagine sono finiti anche due leccesi: Paride de Masi, indagato per i reati contestati, con la Italgest finita nelle indagini e l’ingegnere Danilo Greco.

Figurano anche nomi di tecnici del comune di Brindisi: tra cui l’ex dirigente dell’Ufficio tecnico, Carlo Cioffi, avrebbero attestato che alcuni impianti non ricadevano negli ambiti di tutela paesaggistica, il tecnico istruttore Alberto Fiani e il funzionario Teodoro Intini.

Quello che emerge dall’inchiesta è uno scenario già anticipato in una puntata dell’Indiano andata in onda nel dicembre 2010 dedicata proprio al fotovoltaico di Brindisi. Puntata che è stata citata oggi in conferenza stampa anche dal maggiore Nicola Candido, del Noe.