Condanna Vantaggiato, i giudici motivano: “Poteva colpire ancora”

Vantaggiato poteva colpire ancora. E in giro, potrebbero ancora esserci i suoi complici. Nelle motivazioni dei giudici, i retroscena sulla condanna del killer di Copertino.

sentenza processo Vantaggiato

BRINDISI- “Voleva uccidere e poteva colpire ancora…Rabbia, delusione e frustrazione nei confronti del ”mondo” e quindi anche verso i pubblici poteri che non gli avevano reso ”giustizia”, sentimenti che avrebbero potuto portarlo anche a mettere in atto nuovi attentati”.Parole forti, dure e sconvolgenti quelle delle motivazioni della sentenza a carico di Giovanni Vantaggiato, killer reo confesso dell’attentato del 19 maggio 2012 alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi in cui perse la vita la giovane studentessa Melissa Bassi e dove furono ferite altre cinque ragazze.

Il 69enne di Copertino è stato condannato in primo grado all’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi per l’attentato aggravato ancora di più dalla finalità terrorista. Oltre alla pena da espiare dietro le sbarre si aggiunge il risarcimento da pagare alle vittime.
Per i giudici, tanto emerge nelle motivazioni della sentenza di condanna emessa lo scorso 18 giugno, Vantaggiato poteva compiere altre volte questi gesti folli, poteva escogitare altri attentati provocati dalla sua furia e frustrazione contro il mondo intero e contro chi non gli ha reso giustizia.

Ma c’è dell’altro. Secondo quanto reso noto dalla Corte di Cassazione, a finire sotto la lente di ingrandimento c’è la moglie dell’imprenditore, che avrebbe avuto un ruolo ambiguo nella vicenda.  Per la Corte d’Assise di Brindisi, non è escluso che insieme a Vantaggiato abbia agito un complice.

Tale possibilita’ sarebbe suffragata anche dalle dichiarazioni rese dall’imputato nel corso degli interrogatori davanti al pm, “nei quali ha spesso utilizzato il plurale – si legge nelle motivazioni della sentenza – mentre in sede di esame dibattimentale, l’imputato ha ripetutamente affermato di avere agito da solo”.

La tesi, insomma, è che l’uomo di Copertino abbia avuto dei complici nelle fasi di preparazione del folle attentato. Una tesi su cui avrebbe lavorato a lungo, in primis, il pubblico ministero Milto De Nozza, poi escluso dal processo con il fascicolo finito saldamente in mano, per ragioni di competenza, alla DDA di Lecce.

Ad oggi, insomma, una certezza. Vantaggiato era un lucido folle, pronto nuovamente a colpire per fare male, come in quella mattina di maggio. Ma anche il dubbio, atroce, che altri responsabili l’abbiano fatta franca.