Troppa puzza, aperta un’inchiesta sull’impianto per i rifiuti

La procura ha aperto un'inchiesta sull'impianto in cui vengono biostabilizzati i rifiuti, a Poggiardo, di proprietà del gruppo Marcegaglia. Per verificare eventuali impatti inquinanti, da agosto sono attive le centraline arpa già usate per l'ilva

poggiardo

POGGIARDO- Le puzze provenienti dall’impianto di biostabilizzazione di Poggiardo finiscono al centro di un’inchiesta della magistratura. S’indaga per getto pericoloso di cose. E, dal mese scorso, in zona è attiva anche una centralina di rilevazione e monitoraggio già usata per l’Ilva di Taranto e spostata qui dall’Arpa, apparecchiatura sofisticata che consentirà di stabilire se quei miasmi nascondano o meno la presenza di eventuali agenti inquinanti.
A tenere in mano le redini degli accertamenti è il pm Antonio Negro. Il fascicolo, al momento a carico di ignoti, è figlio di numerose segnalazioni arrivate da residenti, ristoratori, albergatori della zona. Un’indagine lunga almeno dieci mesi e finora condotta nel più assoluto riserbo, in parallelo con un’altra già nota, quella relativa al bacino di trattamento rifiuti situato nell’area industriale di Cavallino, dove è presente un impianto gemello, per quanto di proprietà diversa, rispetto a quello di Poggiardo. Lì della società Ambiente e Sviluppo, qui della Cogeam, partecipata al 51% dal gruppo Marcegaglia e dal 48% dalla Sica. A questa stessa compagine, però, nel comune del Nord Salento appartiene anche l’impianto di produzione di cdr, che assieme all’impianto di biostabilizzazione e alla ex discarica è oggetto dell’inchiesta in corso per disastro ambientale.

Ma torniamo a Poggiardo. I problemi sono iniziati già nell’estate del 2012, quando, soprattutto di pomeriggio e durante la sera, i cattivi odori hanno reso impossibile la vita a molte strutture ricettive della zona e a numerosi cittadini. Sono state le loro segnalazioni a dare la stura alle indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce e dagli uomini della Polizia Provinciale.

Già lo scorso inverno, sono state messe a verbale le dichiarazioni di una ventina di persone, tra residenti, imprenditori e amministratori. Tra questi, anche il sindaco Giuseppe Colafati. È fino a questi giorni che sono proseguiti i sopralluoghi e le acquisizioni di documentazione, anche perché nei giorni centrali dell’estate, soprattutto intorno a ferragosto, i miasmi sono tornati a ripresentarsi.

Sotto la lente ci sono ora presunta criticità dovute alle modalità di funzionamento dell’impianto, come il dispositivo sulla chiusura delle porte, la movimentazione dei rifiuti, oltre al ciclo dei conferimenti, troppo concentrati in alcune parti della giornata di alcuni giorni della settimana. È anche per questo che durante l’estate la Polizia Provinciale ha implementato i controlli, anche sui camion, per verificare che fossero a tenuta stagna ed evitare così la fuoriuscita di percolato.

Rispetto al 2012, inoltre, rispetto cioè all’uso dei cosiddetti radielli, vale a dire dei nasi elettronici per misurare le emissioni odorigene, quest’anno si è fatto il passo in avanti, con l’installazione delle centraline mobili dell’Arpa. Un primo risultato che ha iniziato a portare i suoi frutti: sarà stato il fiato sul collo raddoppiato, ma le puzze sono di molto diminuite negli ultimi tempi, facendo tirare un sospiro di sollievo ai cittadini. Su come proseguirà, invece, la vicenda sul fronte giudiziario è ancora presto per dirlo.