Ilva con le spalle al muro, Ferrante: “Pronti a riaprire”

“Verificheremo tutte le possibilità con l'autorità giudiziaria per capire se è possibile riprendere l'attività”. Lo ha dichiarato il presidente Ilva, Bruno Ferrante, dopo l'incontro con il ministro Flavio Zanonato

ILVA:AIA;SI ATTENDE TESTO DEFINITIVO,IN VIGORE ENTRO OTTOBRE

TARANTO- “Verificheremo con l’autorità giudiziaria tutte le possibilità per riprendere le attività. Bisogna fare in fretta”. Così il presidente Ilva Bruno Ferrante sulla vicenda della chiusura dei 7 stabilimenti di Riva Acciaio. Dopo il vertice al ministero dello Sviluppo economico con il ministro Flavio Zanonato, Ferrante ha sottolineato che il confronto con la Procura di Taranto ci sarà già a partire dalle prossime ore.

“Chiederemo un chiarimento” alla Procura “perché abbiamo l’intenzione di tutelare i lavoratori e i livelli occupazionali”, ha aggiunto Ferrante”. Dunque il presidente Ilva ha accolto la volontà del ministro Zanonato di trovare “un accordo tra il custode giudiziale e la famiglia Riva per la ripresa dell’attività produttiva”.

“E’ necessario che le due parti si incontrino” ha detto. Proprio il commissario nominato dal giudice, il commercialista Mario Tagarelli è intervenuto a proposito: “Il sequestro ha finalità patrimoniali e il mio ruolo è proprio fare in modo che le fabbriche non chiudano e che i soldi contanti non vengano utilizzati per altre attività”. Tagarelli lo scriverà chiaramente alla proprietà nelle prossime ore, dopo che Ilva aveva fatto notificare una richiesta di chiarimenti allo stesso custode.

 “Ci muoviamo – ha concluso Zanonato – sempre con l’obiettivo di non fare in modo che il sequestro blocchi l’attività produttiva e questo abbiamo chiesto all’azienda e alla proprietà”. Ferrante ha però ribadito che la proprietà impugnerà il provvedimento di sequestro, emesso dal gip di Taranto, Patrizia Todisco, davanti alla Corte di Cassazione.

In queste ore si verificherà la percorribilità di questa strada, ma su un eventuale commissariamento, il ministro ha risposto che “se non andrà in porto questa ipotesi ne prenderemo in considerazione altre”. Anche il premier Enrico Letta è intervenuto sulla delicatissima questione e attacca la famiglia Riva: “Non usi i lavoratori come rappresaglia rispetto alle scelte della magistratura”. “In una vicenda così complicata – ha concluso Letta – il Governo farà tutta la pressione possibile perché l’azienda riapra”.

“Abbiamo chiesto al gruppo Riva di incontrare il custode giudiziale per riprendere immediatamente la produzione di acciaio”. Così il ministro dello Sviluppo Zanonato dopo l’incontro con il rappresentante della famiglia Riva, Bruno Ferrante. “Se non va in porto consideriamo altre ipotesi”.

Zanonato ha poi aggiunto: “E’ necessario che le due parti si incontrino, perché il sequestro non riguarda tutto il complesso e il custode non è l’amministratore di tutto ma soltanto di un pezzo”. “L’altro pezzo – ha spiegato Zanonato – rimane in capo alla proprietà e all’attuale gestione, cioè a Ferrante e all’amministratore unico che è Riva”. “Ci muoviamo sempre con l’obiettivo di non fare in modo che il sequestro blocchi l’attività produttiva e questo abbiamo chiesto all’azienda e alla proprietà”. Intanto il premier Letta rilancia: “Si sta valutando come andare avanti con dinamiche di commissariamento”, nei confronti di Riva Acciaio, “che sono un unicum giuridico”.