Piano Paesaggistico, Barbanente: “Nessuna concessione al partito del cemento”

Continua il dibattito sul Piano Paesaggistico regionale. L'assessore Barbanente ha chiarito che oltre le modifiche degli ulteriori contesti non si può andare. L'avvocato Portaluri pur apprezzando il Piano spiega che non basta. Martedì l'incontro a Lecce tra Barbanente, istituzioni e addetti ai lavori.

Angela Barbanente

BARI– “Siamo disponibili a eliminare solo l’estensione agli ulteriori contesti delle norme di salvaguardia”. Angela Barbanente chiarisce ulteriormente la posizione della Regione Puglia sulle possibili modifiche al piano paesaggistico: oltre questo intervento non si può andare. La giunta Vendola modificherà questa parte per evitare che  si scatenino i contenziosi con i privati. Infatti, l’estensione delle norme nazionali di salvaguardia (legge Urbani) agli “ulteriori contesti” è un’iniziativa della Regione che potrebbe essere neutralizzata davanti al giudice amministrativo: per non rischiare di ledere le casse regionali, dunque, si è deciso di fare un piccolo passo indietro, senza, però, annacquare il Piano.

Il professore Pierluigi Portaluri, dall’alto della sua lunga esperienza come avvocato amministrativista, avvisa che non è il caso di affidarsi a “letture del piano troppo teoriche”. “Togliendo l’estensione delle norme di salvaguardia agli ‘ulteriori contesti’, ideati dalla regione, il problema non si risolve”, chiosa il legale. Secondo Portaluri, per scongiurare il rischio di tenere in piedi alcuni errori “è necessario riprendere le consultazioni con chi conosce il territorio e modificare questo pacchetto, che comunque resta un pacchetto prezioso”

“Il partito del cemento non ha portato benessere, sviluppo e Pil – spiega l’assessore all’Urbanistica della regione – ma ha addossato i costi per riparare i danni alla collettività: si pensi a quello che bisogna spendere per il recupero della falda, la ricostruzione dei cordoni dunali e tanto altro”. Nel nuovo piano paesaggistico si  punta a chiudere con il passato, col cemento sulle coste e con le costruzioni sulle dune. Barbanente ricorda il problema dell’erosione costiera, causato principalmente dalla mano dell’uomo, da edificazioni scriteriate (si pensi allo scempio del paesaggio, avvenuto negli anni, a Porto Cesareo o in altre marine). Oggi il piano pone dei vincoli ineludibili: nelle città di mare non si potrà più costruire a meno di 300 metri. “E’ finito il tempo della discrezionalità amplissima che ha compromesso le nostre coste. Nemmeno le Soprintendenze hanno più discrezionalità”, tuona l’assessore alla Qualità del Territorio.

I vincoli assoluti spaventano i costruttori che invece vorrebbero che si ragionasse caso per caso, verificando l’impatto ambientale. Gli edìli parlano di approccio ideologico e poco pragmatico del piano. L’Ance, entro la settimana prossima, invierà il suo studio per chiedere le modifiche alle norme transitorie.

Nicola Delle Donne, presidente Ance, ha chiesto nuovamente ai sindaci di non rimanere inerti e di preoccuparsi di portare in regione le planimetrie aggiornate, per superare gli errori materiali del piano. Il guaio è che alcuni comuni non possiedono le planimetrie aggiornate e questo la dice lunga sulla situazione in cui versa il terrotorio. Martedì mattina, 17 settembre, si terrà un nuovo incontro tra l’assessore Barbanente, le istituzioni e gli operatori del settore, a Lecce, negli uffici regionali. Giovedì cominceranno le audizioni in Consiglio regionale. Barbanente si sente sotto pressione, perché spiega che “insieme agli operatori in buona fede c’è anche il partito del cemento da tenere a bada”: lei promette di tenere duro per evitare che si neutralizzi un piano che rompe definitivamente col passato.