Ponti mastodontici e complanari smisurate, ecco l’impatto sulla SS16

Complanari gigantesche e ponti mastodontici. Non c'è più traccia del paesaggio intorno alla maglie otranto. Vi mostriamo cosa abbiamo trovato. E poi lo sfogo di un residente: “così hanno distrutto il mio sogno”.

statale 16 maglie-otranto

MAGLIE- Queste immagini risalgono al 17 novembre dello scorso anno. Un tratturo di campagna minuscolo, subito dietro la Ss16, in fondo Scarneo, l’area che ha partorito dalla sua pancia 144 reperti tra asce litiche, frammenti ceramici, punte in selce e in osso. Dopo dieci mesi, ecco cosa è diventata quella mulattiera: un’enorme complanare, che ha divorato un pezzo di paesaggio, larghissima, per quanto più contenuta rispetto a quella originariamente prevista. Quel luogo non è più lo stesso luogo. Bisogna venire fin qui, bisogna sovrapporre le immagini di oggi a quelle di ieri, bisogna provare addosso lo smarrimento che prova chi vive qui per capire cosa è la Maglie- Otranto, ora.

Al di là dei proclami, dopo tutto il braccio di ferro tra comitati locali da un lato e Regione e Anas dall’altro. Oltre lo stesso parere paesaggistico rilasciato a giugno da Bari e che pure ha previsto prescrizioni restrittive. È bastato? Ecco, appunto, bisogna arrivare fin qui per dare risposta. E questo è solo un pezzo, ridottissimo dei 16 km interessati dal raddoppio a quattro corsie del tracciato.

Ma fossero solo le 4 corsie. Qui siamo quasi all’ingresso di Palmariggi, l’inizio del segmento più delicato di tutta la parte finale della statale Adriatica. Le altezze dei cavalcavia dovevano essere limitate al minimo indispensabile, stando alle imposizioni del parere paesaggistico. Salire su questa rampa dà, però, l’idea precisa delle proporzioni. Un ponte mastodontico, impressionante. A guardarlo da giù toglie il fiato per quanto è grande.

Dovrebbe servire a collegare la statale con questa famosa complanare. Pare un grattacielo in un villaggio di capanne. Fuori luogo.

Lo sa più di tutti chi da questo ponte s’è visto travolgere un sogno coltivato per quarant’anni. Un sogno semplice, dopo una vita di lavoro da fabbro e poi da custode, a Roma: una piccola casa in campagna, con l’orto alle spalle. Nicola ha una rabbia che gli spezza la voce. Questa è la sua unica proprietà. Per un pezzo espropriata dall’Anas, per un altro ormai quasi inservibile. Ha intimato al cantiere di fermarsi, ritiene che sia sconfinato 7 metri oltre quanto già sottratto. E ha chiesto più volte che venisse sbarrato, perchè continuamente soggetto a fenomeni di conferimenti abusivi.

“Mi hanno tolto l’aria”, ripete lui. Una scena già vista, finora in un film, la pellicola francese Home, la storia della famiglia a cui la costruzione di una nuova autostrada ha distrutto giardino e speranze. Ma questa non è una fiction. E della promessa di un impatto ridotto, “sostenibile”, nella realtà non c’è traccia.