Infiltrazioni criminali, le White List delle Prefetture

Le tre prefetture salentine istituiscono la White List, l'elenco delle aziende che sfuggono alle infiltrazioni criminali e l'iscrizione equivale alla certificazione antimafia.

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LECCE- Si affina la lente contro le infiltrazioni criminali nel tessuto economico salentino. Arriva la White List, la “lista bianca” delle imprese sane. È il rovescio della medaglia rispetto al registro che tiene il conto, invece, delle aziende che non sfuggono ai gangli della mafia.

Ad adottarla tutte e tre le Prefettura di Lecce, Brindisi e Taranto, il 14 agosto scorso, nel giorno in cui è entrato in vigore il decreto del presidente del consiglio dei ministri che prevede l’istituzione degli elenchi dei fornitori puliti. Il meccanismo sarà identico: l’iscrizione all’elenco è volontaria e dura 12 mesi.

La prefettura avrà 90 giorni di tempo per dare il disco verde, consultando la Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia e i collegamenti informatici previsti dal Codice antimafia. È in base alle disposizioni di quest’ultimo che dovranno essere verificate l’ assenza di una delle cause di decadenza, di sospensione o di divieto previste e quella di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte e gli indirizzi dell’impresa anche tramite i familiari conviventi.

Ad essere interessati i settori ritenuti più delicati e più a rischio: in primis, il trasporto di materiali a discarica e smaltimento di rifiuti per conto di terzi, anche transfrontaliero; poi l’estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti; il confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo e di bitume; i noli a freddo di macchinari o a caldo, vale a dire il noleggio di attrezzature senza o con addetto all’uso, contratto diffuso nei cantieri edili, ad esempio per gli escavatoristi. Interessati, inoltre, i settori della fornitura di ferro lavorato, dell’autotrasporto per conto di terzi e della guardiani dei cantieri.

Se sarà corsa all’iscrizione è ancora presto per dirlo. L’elenco sarà pubblico sul sito delle prefetture, costantemente aggiornabile. Il vantaggio chiaro e non è solo quello di una certificazione etica: le stazioni appaltanti non devono richiedere la certificazione antimafia alle imprese che compaiono in questi elenchi. L’iscrizione, infatti, equivale al rilascio dell’informazione antimafia. La verifica viene così fatta a monte.

Il principio è quello per cui le imprese rispettose della legalità possano stare sul mercato senza essere soffocate dalla burocrazia. Il prossimo passaggio, allo studio, riguarda un altro asse portante dell’economia: l’accesso al credito. La prosepttiva è che con la white list si possa attribuire alle imprese iscritte un punteggio più elevato, che prevede agevolazioni e riduzioni del costo dell’accesso al sistema bancario.