Abolizione province, pronte le barricate a Lecce mentre si discute di nuovi assetti

A Palazzo dei Celestini, in mattinata, si è tenuto un consiglio provinciale monotematico per discutere dell'abolizione delle province: pronte le barricate contro il baricentrismo. Approvata una delibera per chiedere al governo di frenare sul decreto ammazza province.

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LECCE– Il destino delle province è ormai segnato: prima diventeranno enti di secondo livello e poi saranno abolite. Anche Letta procede spedito verso la riforma costituzionale che cancellerà questo ente intermedio. Nonostante la volontà palese  di tutte le parti politiche a livello nazionale(da Berlusconi a Renzi) di procedere verso l’abolizione, i consiglieri provinciali leccesi provano a resistere. Con un consiglio monotematico la provincia di Lecce ha voluto elaborare una proposta per chiedere al governo di bloccare  il decreto ammazza province. Nella delibera approvata si dice no all’abolizione e sì a una riforma organica degli assetti statali.

Tutto parte dalla lettera del presidente Upi, Antonio Saitta, che ha lanciato l’allarme sui 56 mila  lavoratori delle province (800 dipendenti solo a Lecce) catapultati nell’incertezza e sul caos istituzionale che potrebbe crearsi con il passaggio di tutta una serie di funzioni e servizi importanti. I consiglieri hanno più volte ripetuto che le regioni, spesso con  personale in esubero, non saranno in grado di assorbire i dipendenti provinciali: stesso problema per i comuni.  Presente in consiglio anche una delegazione parlamentare che porterà a Roma le istanze della provincia leccese.

Ma non c’è solo il problema dipendenti, il guaio sarà – secondo i consiglieri provinciali –   il baricentrismo dilagante.  “Bisognerà andare a Bari perfino per un visto antisismico- spiega il Biagio Ciardo – quando in Provincia te lo rilasciano in pochi minuti. Noi prima di essere pugliesi ci sentiamo salentini – continua il capogruppo del Pdl – il governo non rispetta la nostra identità e non ci sarà nemmeno un risparmio”.

Insomma, la Puglia senza un riassetto territoriale diventerà una regione troppo distante. Ecco perché Rampino rivolge un nuovo appello ai suoi colleghi: “E’ necessario essere costruttivi e proporre nuovi assetti partendo dallo studio della Società Geografica Italiana”. Al ministero è proprio da quello studio che si parte per  creare delle Regioni più a misura di cittadino, che attraverso l’abolizione di tutta una serie di enti inutili, siano dinamiche forti e garantiscano un affettivo risparmio.

Nel gruppo di lavoro che affianca il sottosegretario Ferrazza, oltre a studiosi, tecnici e costituzionalisti, c’è un salentino, Paolo Pagliaro, che più volte è tornato sul tema del rischio di una Puglia baricentrica e sulla necessità di una riforma neoregionalista.

Noi siamo convinti che l’Italia delle 36 Regioni, compresa la Regione Salento, confortato dallo studio della Società Geografica Italianaspiega  il presidente del Movimento Regione Salento Paolo Pagliaro sia la via migliore per ridisegnare un Paese più efficiente. Una Regione Salento che nascerebbe in un momento storico caratterizzato dall’esigenza del risparmio della spesa pubblica. Abolite le Province, il personale sarebbe ricollocato in parte dal nuovo Ente virtuoso, in parte dai Comuni, che sono tutti in carenza di organico derivante dai pensionamenti mai integrati, a causa del blocco dovuto alle Finanziarie degli ultimi anni. Un nuovo regionalismo virtuoso, perché le Regioni sono attualmente la vera grande fornace del denaro pubblico. Un laboratorio di buone pratiche che demolisce i carrozzoni, pone fine ai privilegi della casta e si pone come unico obiettivo il benessere dei cittadini, la qualità della vita e la sobrietà nella gestione dei soldi pubblici. A partire da questi temi chiedo alla politica, in maniera bipartisan, un confronto immediato e serrato, senza chiusure ideologiche”.