La Procura sblocca gli impianti in regola: riprende la produzione alla Scarlino

Riprende la produzione alla Scarlino. La procura ha dissequestrato stamattina tutti gli impianti a norma di legge. Interrogato imprenditore Attilio Scarlino, ai domiciliari da martedì ha dichiarato: “ Ho ordinato più volte agli operai di rimettere a posto il cancelletto dell'impastatrice”

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TAURISANO- Può tirare un sospiro di sollievo il centinaio di operai del salumificio Scarlino e gli altrettanti dell’indotto, senza lavoro dal 31 agosto scorso. Il sostituto procuratore Carmen Ruggiero che, con la collega Paola Guglielmi, sta indagando sulla morte dell’operaio Mario Orlando, stritolato nell’impastatrice, ha dissequestrato gli impianti dell’azienda. La produzione può ripartire. Naturalmente non sono stati tolti i sigilli all’impastatrice killer e ad un paio di altri macchinari che sono risultati carenti sotto il profilo della sicurezza. Ma questo non inficerà assolutamente il ciclo produttivo. La funzione normalmente svolao impastatrice sarà eseguita con dei cutters che, sebbene rallenteranno un po’ il lavoro, comunque potranno garantire buoni livelli di produzione.

Alcune macchine dovranno essere soggette a piccoli interventi di manutenzione e tutta l’attività potrà riprendere sotto la supervisione del consulente della Procura Cosimo Prontera, e del personale dello Spesal, che dovranno vigilare anche per accertare la sicurezza degli impianti in movimento.

La decisione è il risultato di tutta l’attività peritale svolta dal consulente, insieme con il dottor Achille Abate dello Spesal e al tecnico della prevenzione Amedeo Sabato, che hanno controllato minuziosamente, nel giro di due giorni di duro lavoro, l’intera fabbrica.

Intanto nelle scorse ore si è svolto, davanti al giudice delle indagini preliminari Antonia Martalò, l’interrogatorio di garanzia dell’amministratore delegato Attilio Scarlino, ai domiciliari da martedì scorso con le accuse di rimozione dolosa delle cautele sul lavoro e morte come conseguenza della rimozione stessa. L’imprenditore, in presenza dei suoi legali, gli avvocati Andrea Sambati e Gabriella Mastrolia, ha dichiarato di non aver mai dato disposizione di rimuovere il cancelletto dell’impastatrice in cui si è verificato il tragico incidente, precisando di aver più volte ordinato ai propri dipendenti di rimetterlo al suo posto.

Scarlino ha escluso qualsiasi tentativo di inquinare le prove, anche perché, subito dopo la morte di Orlando, sarebbe stato tempestivo l’intervento di 118 e forze dell’ordine.

Quanto alla presunta violazione dei sigilli, nuova accusa al vaglio dei magistrati, che sarebbe stata commessa per installare il secondo meccanismo di sicurezza mancante, quello dell’insaccatrice (in pratica un cancello di 2 metri per 4), l’imprenditore ha spiegato di non aver agito in malafede. Anzi, lo avrebbe montato semplicemente perchè si sarebbe reso conto che la barriera protettiva era assente.

La sua difesa annuncia di aver depositato istanza di riesame per chiedere la revoca della misura di custodia cautelare a cui è sottoposto.