La chimera dell’assistenza domiciliare: 2.300 anziani senza copertura

Assistenza domiciliare integrata agli anziani inesistente nel leccese. In 2300 sono senza copertura. Mancano gli operatori: solo 4oss e ne servirebbero oltre mille. Vuoto il 10%dei posti letto nelle residenze: rette troppo care, le famiglie rinunciano

anziana

LECCE- Sono cresciuti negli ultimi tre anni, sono quasi raddoppiati. Eppure, rimangono ancora pochissimi. Gli anziani che godono dell’assistenza domiciliare integrata, vale a dire sia sociale che sanitaria, nella Asl di Lecce non sfondano il tetto del 2,12%. Numeri che svelano quanto le cure sul territorio siano ancora, purtroppo, una chimera. Sono stati 3.528 gli over 65 che hanno goduto dell’Adi nel 2011. Avrebbero dovuto essere 5.827, stando agli standard del 3,5% fissati come obiettivo a livello nazionale già per lo scorso anno e mai raggiunti.

Lo scarto è di 2.299 anziani rimasti senza copertura, quelli che hanno dovuto fare da sé e pagare di tasca propria le cure domiciliari. Si è in linea con la media regionale del 2%, certo, ma lontani dall’oltre 3% di Brindisi e di Foggia, con percentuali pure inferiori a Taranto. I dati regionali, diffusi in questi giorni dal Ministero della Salute, inquadrano il problema in una cornice ancora più drammatica, visto che inchiodano la Puglia agli ultimi posti, addirittura dopo la Campania, la Sicilia e la Calabria, distante anni luce pure dalla vicina e sorprendente Basilicata, che colleziona un 5,91%, e con un trend scadente, visto che nel 2005 la percentuale di anziani in trattamento Adi era del 2,05% ed è andata lievemente a scendere nel corso degli anni.

Sì, c’è stato il blocco del turn over, ormai è storia nota. Ma la riconversione di alcuni ospedali non ha liberato una risorsa che sia una da destinare al territorio, contrariamente a quanto promesso. Lo dicono i numeri, un vero pugno nello stomaco, degli addetti che servirebbero e che invece sono impiegati. A partire dagli Oss: il fabbisogno stimato è di 1.041 operatori. Al momento, ce ne sono, si badi bene, appena quattro. Lo ripetiamo, appena quattro!

Non va meglio in quanto a infermieri professionali: presenti 57 su 263 necessari. Per i terapisti per la riabilitazione si contano solo 12 unità sulle 394 che servirebbero. Per i medici, il fabbisogno è di 88 camici bianchi che al momento sono quasi inesistenti. È un’armata che non c’è quella che si dovrebbe occupare delle cure a domicilio per gli anziani non autosufficienti. Le speranze di formare quest’esercito sono ora tutte legate ai 7milioni di euro di risorse Pac già stanziate e che sono destinate agli ambiti territoriali, con piani di intervento da presentare entro il 14dicembre.

L’unica via d’uscita, per il momento, per cercare di dare risposte che siano sostenibili anche per le famiglie. Si sta rivelando un flop, invece, l’altra formula dell’assistenza territoriale, quella legata alle Residenze socioassistenziali o sociosanitarie assistenziali. I posti letto in totale contrattualizzati dalla Asl sono 773.

Ma il dato va analizzato: ben il 10% di questi non è utilizzato. Le rette troppo alte, oltre i mille euro, mai come ora stanno costringendo le famiglie a far rientrare gli anziani o a non chiedere affatto di usufruire del servizio. Nel frattempo, però, si finanzia la costruzione di nuove Rsa e Rssa, tramite fondi Fesr, posti letto destinati solo a chi gode di redditi molto alti, perché per il momento non potranno rientrare nelle convenzioni con la Asl: non ci sono soldi. E quelli che ci sono, forse, dovrebbero essere destinati al sostegno delle quote a carico delle famiglie.