Furti in aeroporto, in sette davanti al gip

Chiesto il rinvio a giudizio per i 7 vigilantes di Brindisi e Mesagne accusati di aver trafugato denaro e oggetti dai bagagli in transito all'aeroporto di Brindisi. A ottobre, udienza davanti al gup.

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BRINDISI- Furti in aeroporto, a 10 mesi dalla chiusura delle indagini, il pubblico ministero Milto De Nozza ha chiesto il rinvio a giudizio per 8 7 vigilantes accusati, da una telecamera nascosta prima che dagli inquirenti, di aver rubato denaro e oggetti dalle borse dei turisti di passaggio allo scalo adriatico. Gli imputati sono i brindisini Donato Tasco, 47 anni, Cinzia Angolano,Antonella Negro, 26 anni, Antonio Binetti, 38 anni, Andrea Torino, 24 anni, e il mesagnese 34enne Claudio Malvaso, all’epoca guardie giurate dell’Ivri, e il 27enne del capoluogo Antonio Lazzoi, operaio aeroportuale della ditta Oasis.

Tutti davanti al Gup, con udienza preliminare fissata per il 10 ottobre prossimo. Le indagini, coordinate dal pubblico Ministero Milto De Nozza, cominciarono idealmente nel 2009, quando all’aeroporto fu registrato il primo furto: 12mila euro trafugati dal bagaglio di un cinese, poi ripartiti tra due guardie giurate.

Gli episodi contestati sono una decina, per 14 capi di imputazione e l’accusa, grave, di peculato. Tutto accertato, secondo dagli inquirenti, dalle registrazioni di alcune telecamere nascoste a dalle intercettazioni ambientali. A finire nel mirino della banda, contanti, videogiochi, tablet e cellulari, ma anche oggetti di valore irrisorio, come cartoline, generi alimentari, bigiotteria. Una vera e propria rete, in cui le guardia giurate sono finite intrappolate a loro insaputa. La redenzione, infatti, arrivò troppo tardi. Ovvero, quando le microcamere, in tutto 5, furono adocchiate da uno degli indagati.

Tra i presunti ladri, il mesagnese Massimo Devicienti e il brindisino Domenico Muccio hanno già optato per il patteggiamento, rispettivamente ad un anno e e dieci mesi ed un anno e quattro mesi di reclusione.

Gli altri indagati, invece, sono attesi davanti al giudice chiamato a valutare, anche, eventuali richieste di giudizio con riti alternativi.