Crisi editoria, discussione sugli interventi straordinari

L'editoria locale sta attraversando il periodo più nero degli ultimi decenni, eppure oggi poco è stato ancora fatto. C'è una legge che potrebbe sostenerla ma è già scontro tra chi propone modifiche incostituzionali e Assostampa che le rigetta

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LECCE- Chissà se mai a Roma o a Bari si aprirà un tavolo politico-tecnico per prendere il toro per le corna. Proprio come viene fatto per qualsiasi azienda o comparto in difficoltà. La sensazione, però, è che nonostante si sappia benissimo che i fatti stanno così, in pochi vogliano affrontare un problema che miete ogni giorno vittime. Il mondo dell’editoria locale, tutto, è in crisi. Non per propria colpa. Ma per effetto domino. Eppure che si voglia guardare o meno i fatti, questo vuol dire che, solo in Puglia, ci sono centinaia e centinaia di famiglie in cui non arriva più lo stipendio di un genitore. Quantificarli è addirittura impossibile visto che, ahinoi, ci sono ancora realtà a cui è consentito vivere nonostante sfruttino, con lavoretti mal pagati e a nero, la necessità di portare il pane a tavola.

Tante promesse, nel corso degli anni. Pochi i fatti. E questo nessuno può negarlo. Perché, come vi abbiamo ripetuto fino allo sfinimento, di tv e di giornali in Puglia solo fino a tre anni fa ce ne erano una infinità. Una vivacità di voci e punti di vista che oggi è morta sotto i colpi della crisi. Lasciando dietro di sé solo disoccupazione, drammi familiari e una democrazia minata. Chi lavora in tv o per un giornale, è un lavoratore come un altro. Ma spesso di questo ci si dimentica. Negli scorsi mesi in Consiglio regionale è approdata una legge mirata a sostenere l’editoria locale, ma solo quella che consente posti di lavoro reali. La speranza è che la linea dura inizi davvero, perché chi permette che ci siano realtà che alimentano il lavoro nero non aiuta di certo il lavoratore, semmai chi lo sfrutta.

Nelle scorse ore è stato il deputato Rocco Palese a sollecitare un veloce iter legislativo, supportando la proposta di attingere fondi di sostegno da quelli europei che, notoriamente, sono di enorme entità. “Interventi straordinari – ha detto Palese – che possano salvaguardare posti di lavoro, imprese e testate locali storiche”. Un intervento della politica, come accade per ogni grande azienda in crisi, non è più rimandabile. Ma il presidente di Sel, Michele Losappio, ha già proposto modifiche alla legge, al fine di escludere quelle che, per vie traverse, possono far capo a sindacati o partiti politici pur non essendo direttamente coinvolti nella proprietà.

Una modifica che detta così  ha l’aria di essere incostituzionale. E difatti è Raffaele Lorusso, presidente di Assostampa Puglia proponente del ddl, a blindare la legge. “Losappio – dice Lorusso –  dimentica che nel nostro Paese esiste la libertà. E’ bene che ricordi che le testate di proprietà dei partiti politici sono automaticamente escluse da questa legge perché prendono unicamente finanziamenti statali. Ciò che invece lui evoca, si chiama censura”.

“La nostra Costituzione – aggiunge Lorusso – dice chiaramente che la stampa è libera ciò significa che a tutti è consentito lavorarci purché si rispettino le regole, oltre al fatto che ognuno può stabilire autonomamente la linea che ritiene più opportuna. Avere nella proprietà – conclude il presidente di Assostampa – persone che possono essere riconducibili, nella famiglia o nei contatti, a sindacati e partiti, non è paragonabile ad essere stampa di proprietà del partito”.

Sentito chiamato direttamente in causa, interviene anche Paolo Pagliaro, presidente del gruppo mixer media e uomo impegnato in politica con un proprio movimento che nulla a che vedere con l’autonomia della testata giornalistica, composta da penne libere ed indipendenti.

“Per il vendoliano Losappio esistono giornalisti e lavoratori di serie a e di serie b. Se l’editore è in politica, scrive Pagliaro, per lui, l’impresa non potrebbe accedere alle misure di sostegno per l’editoria. Oltre ad essere un pensiero illiberale, anticostituzionale, antidemocratico che offende e mina i valori dell’indipendenza e dell’autonomia dei giornalisti, è uno schiaffo ai tanti operatori che, fra mille difficoltà e sacrifici, continuano con passione a lavorare e garantire informazione. E’ questa, conclude Pagliaro, la Puglia Migliore?”. 

Le misure di sostegno all’editoria pugliese all’attenzione del Consiglio Regionale sono non soltanto un atto dovuto nei confronti di un mondo del lavoro qualificato a grave rischio di depauperamento se non di chiusura, ma anche un supporto ad un comparto decisivo per la vitalità e  la crescita dell’intera comunità, scrive il consigliere regionale del pdl, Saverio Congedo.  L’informazione è veicolo insostituibile di libertà e di cultura e nella nostra editoria si rispecchia e vive l’intera Puglia, che non può e non deve farne a meno pena una drammatica retrocessione collettiva. Sosterremo pertanto con convinzione le norme all’esame, alla sola condizione che esse valgano per tutti, voci critiche del potere regionale comprese, senza inaccettabili discriminazioni comunque motivate.

La promessa che il presidente del Consiglio Introna fece al momento della presentazione delle legge, era quella di far presto. Anche perché di tempo se ne è già perso troppo.