Termomeccanica, operai in protesta a 15 metri di altezza

Gli operai di termomeccanica in protesta. Da 15 metri di altezza, con stendardi e cartelli, chiedono alla provincia le autorizzazioni utili per permettere la riattivazione dei lavori utili allo smaltimento dei rifiuti tossici e nocivi.

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BRINDISI- Continua la protesta di chi senza stipendio dal 1 di Agosto, chiede da 15 metri di altezza trasparenza e risposte. Continua la protesta dei lavoratori della piattaforma polifunzionale Termomeccanica, appesi simbolicamente alle promesse di sindacati, politica e istituzioni sul loro futuro occupazionale, collegato ad un rilascio dell’Aia che resta bloccato da tempi sempre meno chiari.  

La protesta sul condensatore, dicono gli stessi lavoratori, potrebbe andare avanti ad oltranza, almeno sino a  quando le istituzioni coinvolte non si esprimeranno sulla possibile riapertura dell’impianto.

Termomeccanica, infatti, per riuscire a riavviare la strumentazione e i relativi macchinari, dissequestarti dalla stessa magistratura che qualche anno fa ne ha disposto il sequestro, ha presentato un progetto di circa 52milioni di euro, teso ad ammodernizzarne l’impianto, rendendolo di fatto nuovamente agibile, permettendo così lo smaltimento dei rifiuti tossici, nocivi e speciali provenienti da tutta Italia. Scarichi nocivi che, altrimenti, dovrebbero trovare nuova collocazione, un nuovo smaltimento.

Ma tutto è fermo al punto di inizio, come ferme sono anche le posizioni delle regione e della provincia.

Infatti, sulla questione, dovrebbe pronunciarsi proprio la Provincia, l’unica parte in gioco capace di fornire le autorizzazzioni utili per il necessario avvio dell’iter previsto dalla normativa. Ma la pratica continua ad essere ferma lì, sul piano della valutazione. Se il silenzio dovesse prolungarsi ben oltre le due settimane, la società minaccia di chiudere tutto.

E allora chi smaltirà i rifiuti industriali delle fabbriche attive in diverse parti d’Italia?

I lavoratori non abbandoneranno la fabbrica sin quando qualcuno non sarà disposto ad ascoltarli e a valutare le proposte di un piano condiviso, teso non solo a salvaguardare la vita di un impianto, ma anche la futura occupazione dei suoi lavoratori che restano legati alla possibilità di accedere alla cassa integrazione in deroga.