La Sveviapol punta il dito contro Curto: “Dichiarazioni false e prive di fondamento”

"False e prive di fondamento le dichiarazioni del Consigliere Regionale Curto", questa la replica della Sveviapol in seguito alla missiva consegnata al Preffetto in cui lui stesso chiedeva di verificare “la fondatezza del possesso dei requisiti minimi per l’esercizio della delicatissima attività di vigilanza da parte dell’Istituto Sveviapol”. La società procederà per vie legali.

vertenza  1

LECCE- “False e prive di fondamento”. La Sveviapol censura le dichiarazioni del Consigliere Regionale Euprepio Curto, che il 30 agosto scorso ha inviato una missiva al Prefetto di Lecce Giuliana Perrotta, per sollecitare la verifica della “fondatezza del possesso dei requisiti minimi per l’esercizio della delicatissima attività di vigilanza da parte dell’Istituto”.

“E’ assolutamente falso che gli organi di informazione quotidianamente danno notizia di costanti violazioni del contratto nazionale di categoria e di scioperi dei dipendenti per mancate corresponsioni”, prosegue la Sveviapol, “falso” anche che l’istituto di vigilanza sia “impegnato in qualche procedura concorsuale, tanto meno caratterizzata da “molti ed inequivoci punti oscuri”, sottolineando che: “ Sveviapol Sud si trova in una condizione di regolarità fiscale”.

L’istituto- che annuncia di aver già dato mandato ai propri legali di agire contro il Consigliere Regionale per ottenere il risarcimento del gravissimo danno, anche d’immagine, subito- sottolinea di essersi aggiudicata la gara pubblica indetta per il servizio di Trasporto Valori nelle province di Brindisi, Lecce e Taranto, senza alcuna poco chiara operazione concordata con altro istituto di vigilanza.

Poi punta il dito contro Curto: le sue dichiarazioni muoverebbero “da un gravissimo quanto goffo tentativo di compromettere l’esistenza di Sveviapol Sud e la sopravvivenza di 220 famiglie del Salento che da essa traggono sostentamento”. E afferma: “O il consigliere ha avuto informazioni false che non ha verificato,  oppure ha consapevolmente confezionato le inesistenti censure. Quale che sia il caso- conclude- la sostanza non cambia e si risolve in una condotta gratuitamente e volutamente diffamatoria”