Piano Paesaggistico, dopo le osservazioni scatteranno i ricorsi

Nonostante Angela Barbanente abbia dato disponibilità ad studiare tutte le osservazioni sul piano paesaggistico della Regione Puglia, sta per aprirsi la fase dei ricorsi. Alcuni privati avrebbero già conferito il mandato ai loro avvocati.

Angela Barbanente

LECCE- Nonostante la disponibilità di Angela Barbanente ad accogliere  e studiare tutte le osservazioni sul piano paesaggistico della Regione Puglia, sta per aprirsi la fase dei ricorsi. Alcuni privati avrebbero già conferito il mandato ai loro avvocati per studiare la situazione e intervenire. Il problema è che l’applicazione delle norme di salvaguardia rischia di provocare il blocco delle attività edilizie. In altre parole, procedimenti già approvati vengono bloccati in attesa di chiarimenti degli uffici tecnici e rischiano di dover andare incontro a un nuovo iter autorizzatorio. Tutti gli operatori del settore edìle sono in allarme: la soluzione, per alcuni, sarebbe quella di “escludere le vecchie istanze e i vecchi procedimenti dalle norme di salvaguardia”. Non la pensa così Angela Barbanente: l’assessore alla Qualità del Territorio della Regione Puglia ha difeso il provvedimento regionale e ha spiegato che spesso i tecnici si bloccano per paura di sbagliare.

Per l’avvocato Pietro Quinto, amministrativista che presto potrebbe essere chiamato in causa per gli eventuali ricorsi, non è il caso di demonizzare il Piano paesaggistico, che in realtà rappresenta un’occasione di valorizzazione del paesaggio, ma è necessario correggere alcuni errori metodologici.

Il punto di debolezza di questo piano, secondo il legale, sarebbe l’articolo 105, secondo comma, che dovrebbe essere abrogato, perché darebbe vita a un’erronea applicazione delle misure di salvaguardia, previste dalla legge Urbani. In altre parole, questo articolo estende le norme di salvaguardia  a “contesti ulteriori” non previsti dalla legge nazionale. “La legge nazionale prevede misure di salvaguardia obbligatoria solo per i beni paesaggistici tipici(che sono di tre tipi) – spiega Quinto –  ma la regione ha introdotto una quarta categoria”.

Il risultato è che, siccome la normativa è difficile, anche dal punto di vista interpretativo, gli uffici tecnici si bloccano in attesa di un chiarimento: questo produce il conseguente blocco delle pratiche edilizie. Ecco perché la soluzione che in molti propongono è quella di modificare la normativa abrogando la parte che potrebbe causare il blocco dell’edilizia.

Il presidente dell’Ance, Nicola delle Donne, è molto preoccupato: insieme a Confindustria sta elaborando un documento, con osservazioni puntuali. Per il rappresentante degli edìli salentini l’estensione dei vincoli rischia di mettere in ginocchio l’intero settore. Molti addetti ai lavori parlano di “estensione spropositata di vincoli, dove aree a pascolo diventano intoccabili”.  Naturalmente, anche gli edili sanno che non sarà facile convincere Barbanente a un dietrofront: l’assessore difende a spada tratta un lavoro durato 5 anni che “tutela il paesaggio e la vocazione turistica della Puglia”.