Futuro incerto per i dipendenti, mentre si continua a lavorare sui nuovi assetti territoriali

Dopo il decreto svuota province, sono stati avviati i tavoli di concertazione per fare luce sul futuro dei dipendenti provinciali: non c'è ancora chiarezza e non si conoscono le funzioni che saranno trasferite alle Regioni. Intanto va avanti il tavolo ministeriale per il riassetto territoriale

riordino

ROMA- La strada dell’abolizione delle province, imboccata dal governo Letta, ha ancora molti punti da definire. Le province verranno svuotate, ridotte a enti di secondo livello e infine abolite con una legge costituzionale. Ma cosa succederà nel periodo intermedio? Che fine faranno i dipendenti e gli amministratori? Come verranno redistribuite le funzioni e i poteri? “Di fatto non succederà nulla fino al 30 di giugno. Saranno le regioni a chiarire quali materie riprendersi e quali delegare ai comuni: su questo c’è un tavolo di concertazione. Per noi diventa difficile orientarsi in questo marasma”, spiega il capo di Gabinetto della provincia di Lecce, Luigi Mazzei. Il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri, sostanzialmente, priverà le Province dei poteri trasferendoli, quindi, ad una “aggregazione” di Comuni, ovvero le città metropolitane.

Graziano Delrio, ex presidente Anci, ora Ministro per gli Affari Regionali e per le Autonomie del Governo Letta, sta lavorando per dare maggiori poteri ai grandi Comuni, trasferendo tutte (o quasi) le competenze delle Province e dei piccoli centri, alle città metropolitane.

Un fatto è certo: il 30 giugno assessori e consiglieri eletti decadranno e dal primo di luglio si insedieranno il presidente e il consiglio nominati dall’Assemblea dei sindaci. I tavoli di concertazione sono aperti: Commissione Affari regionali e Anci sono a lavoro da tempo.

Anche i sindacati lavorano per dare risposte ai dipendenti delle amministrazioni provinciali: sul tavolo nazionale bisogna principalmente capire quali deleghe andranno alle regioni: a gennaio saranno attuati i primi spostamenti. Sì, perché chi è dipendete della provincia, già dal 31 dicembre dovrebbe sapere per quale ente dovrà lavorare.

Intanto va avanti il dibattito  sulla ridefinizione degli assetti territoriali, mentre a Roma si continua a lavorare: domani mattina presso la sede del Ministero agli Affari Regionali e Autonomie a Roma, si terrà l’incontro del tavolo ministeriale per il Riordino Istituzionale territoriale.

Allo studio una riforma istituzionale e la costituzione di 36 nuove piattaforme regionali: si parte dal progetto della Società Geografica Italiana, che propone dipartimenti regionali più omogenei per radici storiche  e fondamentali economici, insieme allo smantellamento di tutta una serie di enti inutili e costosi.  

A Roma si riuniranno insieme al sottosegretario Ferrazza e al suo consigliere Paolo Pagliaro, il presidente della Società Geografica Italiana, Sergio Conti, storici, costituzionalisti, economisti, esperti  e funzionari.  Il prof.Franco Salvadori della SGI ha spiegato più volte l’inidoneità delle attuali regioni e la necessità di ridisegnarle per una maggiore efficienza.

Massimo Ferrarese, da ex presidente della provincia di Brindisi, ha più volte ribadito la necessità di guardare avanti e di essere propositivi: “Abolite le province non ci saranno enti intermedi e una regione estesa come la Puglia sarebbe troppo lontana dai cittadini: meglio puntare su regioni a misura di cittadino”.

Anche a sinistra, in questa fase precongresuale, c’è chi suona il campanello d’allarme: Alfonso Rampino invita i suoi compagni di partito ad avviare una riflessione.

“Con Bari città metropolitana e senza province, il cittadino  sentirà l’ente regionale troppo distante, in un territorio così vasto come la Puglia. Partiamo dalla proposta della Società Geografica per tagliare gli enti inutili  e riorganizzare la mappa  territoriale con dipartimenti”.

Rampino lancia una sfida lla classe dirigente: “Non arrocchiamoci nella difesa delle province, che ormai sono morte: tutte le resistenze sono inutili, è necessario avere un atteggiamento riformista. Il Pd si rimbocchi le maniche!”.

In provincia in molti hanno capito che è inutile fare battaglie per tenere in piedi le province. Mazzei apprezza l’idea della Società Geografica, ma chiede che sia rivista tutta l’organizzazione dello stato, razionalizzando prefetture, questure e altro.

 

Commenti

  1. […] Tratto da TRNews.it 3 settembre 2013  –  redazione […]