Soprintendenza ingolfata, Barbanente: “Più personale contro il cemento selvaggio”

Angela Barbanente

LECCE–  Piccole strutture per far nascere dei bar, appartamenti, oppure ville con piscina, com’è avvenuto a due passi dal Ciolo: il paesaggio salentino rischia spesso di subire la violenza del cemento, per i ritardi con cui arrivano i pareri della Soprintendenza e per i lunghi iter autorizzatori.

“I tempi sono fondamentali”, spiega l’assessore regionale all’Urbanistica, Angela Barbanente, che poi aggiunge: “C’è un problema molto serio di personale delle Soprintendenze: dobbiamo chiedere di migliorare la dotazione di organico”. L’iter prevede che la Soprintendenza si esprima entro il termine perentorio di quarantacinque giorni dalla ricezione degli atti, altrimenti il suo parere non ha più portata obbligatoria e vincolante. I proprietari possono tranquillamente ricorrere al Tar per il diniego tardivo: i giudici daranno loro ragione e la palla passerà ai comuni, che dovranno vedersela da soli. Da Santa Cesarea al Ciolo, sono tanti i casi di pareri lumaca.

Dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto fanno sapere che il problema è che “la notevole estensione del territorio vincolato determina un’ingente quantità di richieste di costruzione, concentrate in massima parte sulla fascia costiera e nell’entroterra agricolo che rallentano l’attività di tutela e salvaguardia del territorio in presenza di una estrema carenza di organico”.

Il Soprintendente ad interim, Francesco Canestrini, in una lettera indirizzata a Telerama fornisce i numeri di questa emergenza: “Nel primo semestre del 2013 sono già pervenute alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Lecce, Brindisi e Taranto 6300 istanze riguardanti ampliamenti, nuove costruzioni, richieste di sanatoria, ognuna delle quali potenzialmente pregiudizievole per il paesaggio salentino e richiedente istruttoria approfondita di compatibilità paesaggistica che deve tenere conto di vincoli e norme alla luce del contenzioso amministrativo che spesso segue i provvedimenti di diniego”. Insomma, un iter lungo e attento ai cavilli giuridici, che si può fronteggiare nei tempi previsti dalle norme solo con un numero di personale adeguato.

Anche in questo caso si tratta di un problema di risorse. Angela Barbanente lancia la sua proposta: “I nuovi lavoratori, che dovranno essere assunti a tempo determinato, grazie al decreto voluto dal ministro Bray, vengano inseriti nelle Soprintendenze. Non basta la semplificazione per affrontare il problema dei pareri che arrivano in ritardo: tutti i procedimenti sono in via telematica, la regione ha già informatizzato il procedimento, con un software innovativo, ma è tempo che il governo fronteggi l’emergenza di personale”. Già, perché la battaglia contro il cemento selvaggio si gioca sempre sui tempi.