Bando per l’aeroporto: 8 milioni per frenare la fuga dei passeggeri

Aeroporto di Brindisi

BRINDISI- Quasi otto milioni di euro per provare a invertire la rotta e a riportare in pista, è proprio il caso di dirlo, l’aeroporto del Salento, alle prese con un progressiva, inesorabile, parabola discendente del traffico passeggeri. La gara d’appalto, dopo una lunga attesa, è stata finalmente pubblicata: 7.982.257 euro per l’ampliamento e adeguamento delle sale d’imbarco dello scalo brindisino. Un unico lotto, offerte da presentare entro il prossimo primo ottobre e lavori da eseguire entro sedici mesi dall’aggiudicazione.

Soldi che arrivano dal Fondo per lo sviluppo e la coesione e riprogrammazione fondi FAS 2007-2013. Finanziamenti che fino ad un mese fa erano dati come incerti. Era su questi, infatti, che a luglio si è innestata la polemica tra l’ex presidente della Provincia di Brindisi e il consigliere regionale del Pd Giovanni Epifani.

Dunque, l’aeroporto si amplia. Per quanto i nodi di sempre continuino a rimanere gli stessi e ancora da districare. Il riferimento è all’ampliamento delle offerte e delle tratte, ma anche al collegamento diretto tra lo scalo e le stazioni ferroviarie di Lecce e di Brindisi. Tuttora non messo in conto, a differenza di quanto fatto solo qualche mese fa a Bari.

Ciò che è certo, tuttavia, è che si prova adesso il colpaccio. E che la gara milionaria arrivi proprio adesso non pare essere affatto un caso. I numeri, ufficiali, relativi al traffico passeggeri negli ultimi anni sono uno schiaffo sonoro e parlano di un trend che si è arrestato di colpo, dopo l’impennata del 2011, la prima vera boccata d’ossigeno, dopo i lavori del 2007, quando arrivò la svolta per il Papola Casale, che da allora può contare su una superficie totale di oltre 13mila mq, 17 banchi check in, 8 gates per attesa, partenza e imbarchi, 3 nastri per il ritiro bagagli. Come nel gioco dell’oca, nel 2012 si è fatto un salto indietro di due anni. Tra il 2010 e 2011 il traffico passeggeri era cresciuto del 28,2%. tra il 2011 e il 2012 solo del 2,11%.

Lontanissimi, inimitabili, i tempi di gennaio di due anni fa, quando l’incremento è stato del 58% e il segno + era presente di fronte ai numeri di ogni mese. Il 2012 è stato un gioco al massacro, una curva a gomito che, da metà anno, non è stata più corretta. Il picco massimo sempre a gennaio, per un solo +13,97%. A luglio solo un +1,2%, poi il profondo rosso: -1,4 ad agosto, -4,6 a ottobre, – 8,39 a novembre, per chiudere in bellezza, a dicembre, con un incredibile -10,33%.