Scontro sui temi della giustizia in Open, D’Elia su sentenza Fitto: “Finanziamento trasparente, allora si processino tutti i partiti”

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LECCE- I temi della giustizia, da ventanni,  infiammano ogni dibattito, specie quando si trovano, faccia a faccia, due come Roberto Tanisi, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati leccese e l’on. Sergio d’Elia del comitato promotore dei referendum dei radicali.  Difficile che i due si trovino d’accordo sulla responsabilità dei magistrati: per Tanisi essere esposti alla minaccia di un risarcimento impedirebbe al magistrato di lavorare serenamente colmando quelle lacune e quei vuoti che il legislatore lascia. Ma per D’Elia è assurdo che non ci sia la possibilità di chiamare i magistrati a risarcire il danno per colpa, mentre per un chirurgo o per qualsiasi altra categoria di lavoratori è la regola.

Sulla vexata quaestio della magistratura schierata e di alcune sentenze politicizzate, Tanisi taglia corto: “Quando la sentenza è sfavorevole alla destra la magistratura è di sinistra, altrimenti è di destra”.

L’avvocato Valenti, però, fa notare che esistono correnti nella magistratura, apertamente schierate a sinistra e poi ci sono i casi di magistrati che dopo la grande pubblicità dovuta a importanti inchieste sono scesi in politica: l’ultimo caso è quello di Ingroia.

Il presidente dell’ANM garantisce che il Csm ha delle regole che impediscono situazioni di conflitto di interessi, ma aggiunge di essere favorevole a una legge che impedisca il ritorno in magistratura di chi decide di fare politica. Divergenze anche sulla separazione delle carriere tra pm e giudici, oggetto di referendum, che per Fabio Valenti, avvocato di lungo corso, sono due lavori diversi, che dovrebbero avere due esami e percorsi diversi, “perché il pubblico ministero matura una mentalità inquisitoria distante da un organo giudicante che dovrebbe mantenere la terzietà”.

Unico punto del referendum a cui Tanisi direbbe sì è quello sul rientro dei magistrati fuori ruolo: centinaia di magistrati dislocati nei vertici della Pubblica Amministrazione che secondo i promotori del referendum dovrebbero tornare alle loro funzioni originarie, per smaltire l’enorme quantità di processi che si sono accumulati, destinati inesorabilmente a diventare carta straccia per prescrizione. Inoltre Valenti si chiede come mai i giudici debbano fare una sola udienza a settimana, Tanisi risponde alle polemiche che non è vero e che c’è un gran lavoro dietro, bisogna scrivere per bene anche le motivazioni di ogni sentenza.

Il clima si surriscalda ulteriormente quando Sergio D’Elia commenta la sentenza di Fitto: “500 mila euro destinati a un movimento politico e passati dal vaglio del Parlamento e della Corte dei Conti: si processino tutti quanti allora. I partiti, tranne i radicali, vengono finanziati da imprenditori e, in questo caso, era tutto alla luce del sole”. Tanisi cerca di evitare il caso specifico, ma risponde che il convincimento dei giudici si basa su una mole enorme di documenti e indagini. Da vent’anni questi temi affollano il dibattito politico, adesso potrebbe essere il popolo a decidere: D’Elia invita tutti ad andare a firmare nei comuni di appartenenza, anche chi sceglierà di votare contro, “perché la democrazia è partecipazione”.