Concorrenza sleale? Subito un regolamento sulle sagre

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PATU’- Tanto tuonò che piovve. Dopo la denuncia della Confcommercio nazionale contro il proliferare, non di rado ingiustificato, di sagre paesane, si torna a pensare anche qui ad un regolamento che ne disciplini nascita, vita e modalità. È la virata che si stava già cercando di fare e che ora sembra ancora più necessaria, all’indomani della notizia della guerra dichiarata dalla Confederazione Commercianti, che ha presentato denuncia all’Antitrust e una lettera alla Commissione europea, a cui si chiede l’apertura di  una procedura d’infrazione per “concorrenza sleale e aiuto di Stato”. A finire nel mirino ci sono anche le sagre salentine, a partire da quella della “Sciuscella” di Patù, nella lista nera del report stilato a livello nazionale per aprire uno squarcio su un business da capogiro e che sfugge a molte regole, quello delle 30mila sagre in Italia, di cui 26mila concentrate tra giugno e settembre, un giro d’affari da 700milioni di euro in una stagione.

È questa la fotografia che rende anche la Confcommercio leccese: non manca il lavoro nero, molti eventi servono per far cassa e hanno smarrito il loro obiettivo, quello di promuovere le tipicità locali. In realtà, un progetto per regolamentare in maniera certa le centinaia di sagre nostrane c’era già, anche se in parte si è arenato.

“Salento Food”, si chiamava così. Presentato nel 2011 da Unpli e Provincia di Lecce, sottoposto ai sindaci e con due finalità: promuovere solo sagre che privilegino prodotti eno-gastronomici tipici del territorio e sforzarsi di contenere l’impatto ambientale, attraverso l’utilizzo di vettovaglie ecosostenibili. Se una parte delle manifestazioni ha aderito all’iniziativa di Ecofesta, tuttavia, sul resto resta ancora molto da fare per evitare davvero il conflitto con i commercianti, che parlano di concorrenza, di scippo di clienti e incassi alla ristorazione quotidiana approfittando di un regime di vantaggio, senza tassazione e con controlli igienici precari.