Non è ancora un Lecce quadrato

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LECCE- L’ultima apparizione del Lecce al Tardini è ancora troppo recente (2 febbraio 2011, rete di Chevanton) per dimenticarsi quasi che oggi Parma -Lecce mette di fronte una squadra di serie A, quella di Donadoni, e una di serie C, il Lecce, con tutte le differenze del caso.

A Parma il Lecce dura appena un tempo. Troppo poco per poter staccare un altro biglietto che avrebbe consentito ai giallorossi di accedere al quarto turno.

Se nel primo tempo il Lecce è riuscito in qualche modo e con un certo affanno a limitare le picconate dei ducali, nella ripresa la musica è cambiata anche grazie a un calcio di rigore che Cassano ha saputo conquistare, complice un tocco di mano non visto dall’arbitro o ritenuto non volontario che ha permesso al barese di proiettarsi in area e farsi atterrare da Rullo.

A condizionare  maggiormente  la fase di sviluppo della squadra leccese: la scarsa iniziativa offensiva, circoscritta all’estro di Fabrizio Miccoli, curato a volte con doppia o tripla marcatura. Miccoli ha perso il duello con Cassano, meglio supportato dai compagni di squadra. Esercizio che non è riuscito al Lecce, le cui trame di gioco si sono spesso interrotte in prossimità dell’azione mediana. E’ stato il reparto centrale l’anello debole della formazione giallorossa che ha visto in Bogliacino il suo rappresentante meno brillante, e perché è rimasto imbottigliato nel folto centrocampo avversario (Donadoni aveva scelto il 3-5-2 per affrontare i giallorossi, e perché l’uruguaiano non ha mai saputo illuminare la manovra del Lecce. Molti gli spunti di riflessione per il tecnico Moriero, il quale sta cercando di puntellare il sudamericano, in questa fase iniziale della stagione, ai piedi della difesa.

E’ anche vero che i compagni di reparto sono stati determinati ma allo stesso tempo imprecisi mettendo subito a repentaglio la sicurezza della retroguardia giallorossa che ieri presentava un quartetto difensivo giovane e inedito con Rullo schierato sulla corsia destra, Vinetot e Ferrero (clamoroso il suo errore sotto porta) al centro, Nunzella a sinistra. La squadra di Donadoni non ha avuto molte difficoltà a recapitare palloni al centro, soprattutto dalle parti di Rullo Gobbi e Cassano hanno trovato spazi e spunti interessanti. Uno schieramento sperimentale che nel secondo tempo ha pagato qualche ingenuità di troppo. Sul primo gol di Amauri la difesa cerca l’arbitro per un fuorigioco che non c’è.

Collegamenti deboli e intermittenti fra centrocampo e attacco: così Miccoli e soprattutto Zigoni sono rimasti a guardare, o quasi.

Non ci vuole troppo per capire che il Lecce si affida alla fantasia di  Miccoli per scardinare la difesa parmense. Il compito riesce in parte e solo nel primo temo anche grazie ad alcune accelerate di Bellazzini, prima a destra e dopo all’opera a sinistra.

La squadra specie nel secondo tempo è rimasta molto bassa trovando difficoltà a spostare di qualche metro il proprio baricentro placando così la disperazione di Miccoli. Una squadra quella giallorossa che sta imparando a dialogare, a curare il palleggio senza buttare via il pallone o farlo viaggiare per via aerea se non quando necessario.

Al Tardini, oltre a Bencivenga,  mancavano Martinez e Diniz, i quali non staranno certamente in panchina; a centrocampo era assente il nuovo arrivato Melara, più esperto del volenteroso Falcone. Non c’era Falco e si attendono sviluppi per Doumbia, un calciatore che potrà dare velocità sulle corsie esterne mentre al centro si potrebbe ufficializzare domani l’ingaggio del centrocampista Romeo Papini. In attacco si aspetta il pieno recupero di Casiraghi e Beretta con quest’ultimo che darebbe respiro a Zigoni finora sempre impiegato da Moriero in partite ufficiali.

Si ferma al Tardini il tour estivo di Coppa Italia. Il Lecce esce di scena contro il Parma degli ex Valdes, Pavarini, Mesbah, Rispoli e Munari, quest’ultimo in gol ma senza esultare. Il centrocampista si è girato verso i tifosi giallorossi in segno di intesa. Troppo recente anche la sua militanza in giallorosso per lasciarsi andare ad esultanze eccessive. Ma nel calcio non si vive di ricordi e il Lecce di Moriero deve quanto prima costruire una propria identità. Vincente.

Foto Us Lecce