La “Sciuscella” della discordia: denuncia all’Antitrust contro le sagre

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PATU’- E chi se lo aspettava che le “Sciuscelle”, le “pittule all’acqua” di Patù, diventassero uno dei pomi della discordia nella guerra nazionale che la Confcommercio ha dichiarato alle sagre, che scipperebbero orde di clienti ai ristoratori. Eppure, così è. È oggetto di denuncia all’Antitrust e di una lettera alla Commissione Europea, a cui si chiede l’apertura di  una procedura d’infrazione per “concorrenza sleale e aiuto di Stato”.

Così la temibile sciuscella, assieme alle cucchiulelle di Roccabascerana, è stata inserita nella lista nera della Confederazione dei Commercianti, che ha stilato un vero e proprio dossier di denuncia di un business da capogiro e spesso fuori legge: 30mila sagre in Italia, di cui 26mila concentrate tra giugno e settembre, un giro d’affari da 700milioni di euro in una stagione. “Un mucchio selvaggio”, come lo definisce il quotidiano nazionale La Repubblica, e piatti tipici diventati una “illusione”.

“Non sappiamo nulla di questa denuncia. Tra l’altro noi non riceviamo neppure contributi da parte di enti locali, se non il semplice patrocinio”, replica dal profondo Sud il presidente della Pro Loco di Patù, Michele Milo.

Il 16 agosto il piatto è stato servito. Così anche a Torre Santa Susanna, nel Brindisino, per il Cocomer Fest, altra sagra finita nel mirino, tra le centinaia organizzate solo nei mesi estivi da un capo all’altro del Salento. La Confcommercio nazionale ci va giù pesante: questi eventi “non hanno più niente di tipico e locale, di tradizionale e culturale. Sono diventate un modo per togliere clienti e incassi alla ristorazione quotidiana approfittando di un regime di vantaggio: tendoni montati in mattinata, controlli igienici precari, nessuna tassazione”.

Si chiede ai sindaci di mettere regole, di limitare questi eventi culinari almeno nel periodo clou delle presenze turistiche. Di salvare solo le sagre davvero utili  e che fungano da promozione di singoli prodotti tipici. La posizione di Confcommercio è nota. Già a giugno ha proposto di tassare queste manifestazioni, assieme a feste di partiti politici, circoli privati, circoli sportivi.

Un modo per reperire le risorse necessarie ad evitare l’aumento iva. Le esenzioni fiscali di cui beneficiano, infatti, sono già state individuate dalla Commissione europea come “aiuto di Stato”. “Nessuno è contro nessuno- spiega Roberta Mazzotta, nella giunta di Confcommercio Lecce-. Tuttavia, l’attività delle Pro Loco e delle altre associazioni non si può sostituire ai ristoratori. Sarebbe utile un tavolo di confronto tra presidente provinciale dell’Unpli e sindacati. Soprattutto nei paesi piccoli della provincia di Lecce sarebbe utile valorizzare i prodotti attraverso gli esercenti locali. Si deve rompere il conflitto di interessi e si deve andare verso la collaborazione. Sono maturi i tempi per farlo”.