Condannato e spogliato della divisa, l’appello di un ex militare

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LECCE- Un tempo era il Maresciallo Capo dell’Esercito Italiano Alfredo Nuzzo. Ma dal 2004 non è più un militare. Gli è stata applicata la rimozione del grado, ed è poi stato congedato, come pena accessoria della rimozione in seguito a condanna penale.

Lui è stato condannato a 5 anni per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Ma sostiene che, in base a precedenti sentenze della Corte Costituzionale, la pena accessoria non prevede il congedo, ma solo il declassamento. C’è una sentenza definitiva, dunque non parleremo del processo penale.

Ma raccontiamo i fatti: nel 2004, la polizia smantellò un’organizzazione dedita allo spaccio. 72 persone furono fermate e una di loro, ritenuto il capo dell’organizzazione, rilasciò poi dichiarazioni utili agli inquirenti. In queste, parlò anche di Nuzzo, già compagno di scuola ed amico del fratello minore dell’arrestato.

Tra il maresciallo e la famiglia dell’arrestato c’era dunque una stretta amicizia ed il maresciallo avrebbe effettuato spesso delle commissioni per conto loro, trasportando dal sud al nord salento anche del denaro che, si sarebbe scoperto poi, serviva al commercio di droga. Nuzzo è stato dunque considerato colpevole di associazione esterna al reato di traffico di stupefacenti.

“Il procedimento disciplinare previsto in questi casi” -dice Nuzzo- è stato interrotto, e si è passati direttamente al congedo”; inoltre –secondo Nuzzo– avrebbe dovuto essere applicata la rimozione del grado con declassamento del militare e non il proscioglimento.