Precipitò dall’Amerigo Vespucci, la madre del marinaio di Brindisi pretende la verità

Alessandro-Nasta

BRINDISI- Morì precipitando sul ponte di una delle  navi più famose al mondo, ma lo Stato non lo ha riconosciuto come vittima del dovere. Il dramma, la tragedia, la beffa. Quella manovra l’aveva portata a termine mille volte.  Aprire e chiudere le vele, salire e scendere dall’albero di Maestra, quello più alto, munito di imbracature e moschettoni.

Poi, inaspettato, il volo di 25 metri, dovuto forse ad un cedimento dei cavi, forse ad uno scarso equilibrio o alla stanchezza.

E’ morto così Alessandro Nasta, nocchiere  29enne di brindisi, imbarcato sulla nave scuola della marina militare Italiana Amerigo Vespucci, nota in tutto il mondo. Precipitando  dopo un volo di 25 metri con addosso tutta la strumentazione prevista dal codice per salvargli la vita. Ma non è stata sufficiente. Oltre al danno, anche la beffa. Sì, perchè 29enne brindisino lo Stato non riconosce nemmeno lo status di vittima del dovere. Il legale della famiglia, Giorgio Carta,  si oppone, ma la mamma di Alessandro non chiede altro che la verità.

Era il 24 maggio del 2012, racconta Marisa Toraldo, madre di Alessandro, la nave veleggiava al largo dell’Argentario, a 40 miglia a nord di Civitavecchia. Alessandro aveva lavorato tutta la notte, ed era di comanda.

Spetta adesso alla procura della Repubblica del litorale Romano, che ha aperto l’inchiesta, cercare di far luce sulle reali ragioni della morte del giovane marinaio. Se si può parlare di fatalità del caso, oppure di mancanza delle misure antifortunistiche previste dal codice.

Intanto, adesso, dopo più di un anno dal tragico incidente, niente è cambiato. Marisa Toraldo chiede che venga fatta chiarezza, vuole sapere chi è il responsabile della morte del figlio e ancora se, a bordo di una delle navi più belle al mondo, non si ha l’adeguata attenzione riguardo le giuste misure di sicurezza ad alta quota che dovrebbero essere garantite all’equipaggio.