Femminicidio, Toto: “I centri antiviolenza stanno morendo”

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LECCE- La puntata di Open sul femminicidio è stata realizzata nello stesso giorno in cui il governo ha deciso di intervenire in maniera decisa per risolvere il problema. I dati sono allarmanti, anche dal punto di vista economico: in Italia vengono spesi quasi due miliardi e mezzo ogni anno, secondo uno studio dell’Oms, per i costi derivanti dalle violenze sulle donne; una donna su quattro è vittima di una violenza durante la gravidanza, con danni enormi dal punto di vista psichico anche per il bambino che nascerà e c’è un 33,9% di mancate denunce da parte di donne che subiscono violenze in famiglia. Filomena D’Antini Solero, assessore alle Pari Opportunità della provincia di Lecce apprezza il provvedimento, ma ritiene un’occasione persa non aver reso obbligatoria la mediazione familiare, perché l’intervento degli esperti potrebbe evitare di far degenerare i conflitti che sorgono in famiglia. Inoltre, giungono critiche dall’unione delle camere penali, perché la facilità con cui si finirà in galera potrebbe esporre persone innocenti a ripicche e vendette.

Il governo Letta ha approvato un decreto legge di “lotta senza quartiere alla violenza sulle donne”che rende la denuncia per stalking irrevocabile, inasprisce le pene, prevede l’arresto obbligatorio per maltrattamenti in famiglia e stalking, una corsia preferenziale per questo tipo di processi, il permesso di soggiorno alle donne migranti vittime di violenza e norme più severe per molestie via internet.

Maria Luisa Toto chiarisce: “La mediazione familiare non serve nei casi di violenza: lì ci vuole uno scudo che solo i centri antiviolenza possono fornire”. La responsabile del centro antiviolenza dà un consiglio: “Scappate subito di fronte alle prime violenze: stando con persone violente si mette a rischio la propria vita”.

In chiusura di puntata, però, non sono mancate le bacchettate nei confronti della Regione Puglia, che non investirebbe il necessario sui centri antiviolenza. “Ce ne dovrebbe essere uno ogni mille persone, secondo le regole della Comunità europea – spiega D’Antini. Noi abbiamo creato una rete di sei centri in provincia di Lecce. C’è stato un errore di valutazione della Regione che non ha finanziato i costi di gestione dei centri antiviolenza”. Maria Luisa Toto rivolge un appello finale a Nichi Vendola: “Valorizzate le eccellenze antiviolenza, perché molti centri stanno morendo. Non vorrei che, con l’arrivo dei finanziamenti, dietro a questa tragedia umana parta un business”. Ci vogliono le risorse per la gestione dei servizi, la Regione è avvisata.