2014, riapre Boncuri: ma solo per 16 rifugiati

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NARDO’– 40mila euro: tanto ha speso la collettività nel 2013 per l’accoglienza dei braccianti stagionali di Nardò. A cosa è servito questo flusso di denaro: quanti migranti sono stati accolti con quei 40mila euro?

Per giudicare le novità annunciate dal sindaco Marcello Risi nella sua conferenza stampa, occorre partire da questo che è il paradosso dei paradossi, cioè il flop dell’accoglienza predisposta a Nardò quest’anno. Da un lato il campo di Scianne allestito dal comune a tre chilometri dal mare e a otto chilometri dall’abitato di Nardò, al quale invece i migranti erano interessati a stare vicini. Tanto che, dall’altro lato rispetto al flop di Scianne, ecco l’accampamento della vergogna nell’uliveto visitato il 21 luglio scorso dal ministro dell’integrazione Cecile Kyenge.

24 ore prima di quella visita, un episodio inquietante, documentato dall’Indiano: Per lo sgombero dei migranti che la occupavano, la polizia municipale si è avvalsa dell’ausilio di un sedicente mediatore culturale, in realtà un caporale sotto processo. Un episodio che il sindaco Risi liquida così.

Comunque sia, il sindaco Risi su un punto ha le idee chiare, e lo ripete molte e molte volte durante la conferenza stampa a Palazzo Personè, è che il comune non ha dubbi nella lotta al caporalato. Che è un processo, sul quale mantenere alta la guardia, senza arretrare. Meno chiara è la strategia dell’accoglienza. A fronte di un campo, quello di Scianne, deserto e un accampamento, quello degli ulivi, indegno, c’è il terzo lato del triangolo dell’accoglienza negata, ovvero Boncuri chiusa e sbarrata.

Sull’uso di quella masseria per l’accoglienza dei braccianti, risi non cede: cita i libri di Yvan Sagnet per definirla una tendopoli indegna, che rischia di attrarre persone senza lavoro, piuttosto che coloro che hanno un contratto regolare per raccogliere angurie nei campi di Nardò. Quella struttura può servire all’accoglienza, ma solo dei rifugiati politici, dice il sindaco risi che in sostanza annuncia il via al progetto di trasformare Boncuri in una sorta di cara, vale a dire in un centro di accoglienza per richiedenti asilo politico, cioè coloro che fuggono da aree di guerra o perseguitati politici (come gli afgani o gli eritrei): un progetto in realtà a lungo tenuto nei cassetti per le resistenze della maggioranza eterogenea che appoggia il sindaco di Nardò. Che però stavolta rassicura tutti: Boncuri riapre, di sicuro.

E i braccianti stagionali? Per quelli ancora non c’è un’idea chiara. Di certo non verrà riproposto un campo di accoglienza a Scianne, troppo lontano dall’abitato. Due le ipotesi allo studio: un’area-campo più vicina al centro di Nardò, o anche un albergo diffuso, sul modello di quelli finanziati nel foggiano, che però presentano l’inconveniente di iter burocratici lunghi a fronte di un’accoglienza molto limitata, nell’ordine di 20 o 30 persone. Insomma, sul lato dell’accoglienza, la verità è che il comune di Nardò si avvia ad uscire dalla stagione di raccolta 2013 senza avere le idee chiare su ciò che sarà l’accoglienza nella stagione di raccolta 2014.