Accorpamento tribunali, caos e conti in rosso: il Comune ricorre al Tar

aula tribunale

LECCE- Il 13 settembre si avvicina pericolosamente, senza che il ministero abbia dato risposte alle richieste del presidente Benfatto e degli altri operatori della giustizia. Ad oggi non c’è nulla di ufficiale, anche se circolano voci su una possibile proroga per i tribunali di Maglie e Nardò, che potrebbe consentire di smaltire i procedimenti arretrati.

Il deposito messo a disposizione dal Comune di Lecce per liberare spazio nei due tribunali di Lecce potrebbe essere una soluzione poco incisiva: concentrare 7 tribunali in spazi già carenti e inadeguati rischia di scatenare la paralisi della giustizia, come ha già pronosticato l’ex presidente dell’ordine degli avvocati, Luigi Rella. In Commissione Giustizia al Senato è stato preparato un testo di legge per spostare le chiusure al 2014, ma i tempi sono troppo stretti. Proprio in queste ore si è fatto un secondo tentativo in parlamento per cercare di convincere il governo a intervenire con decreto di proroga, ma nulla si è mosso.

Intanto, il Comune di Lecce è costretto a combattere col ministero anche sul fronte dei canoni dovuti e non corrisposti. Il taglio dei “Tribunalini” e l’incremento degli oneri a carico dei Comuni capoluogo per le spese di funzionamento dei Tribunali (utenze, canoni, pulizie e così via) a fronte di una diminuzione del capitolo di spesa del bilancio statale per i rimborsi ai Comuni, ha indotto l’ANCI a scrivere a tutti i Sindaci per chiedere sostanzialmente di non “procedere a formali impegni legati alle richieste delle sedi territoriali degli Uffici Giudiziari”.

Insomma, l’Anci chiede un’azione di forza per contrastare i mancati pagamenti del governo. Il ministero dovrebbe corrispondere un canone dei tribunali, pari a quasi il 70 per cento, ma una legge del ’41 gli consente di modulare la cifra da corrispondere secondo le disponibità del capitolo di bilancio, che ora sono progressivamente diminuite. Non è chiaro, dunque, quali siano le somme che il Ministero dovrà corrispondere per gli anni 2012- 2013, a fronte della diminuzione del bilancio avvenuta in questi anni.

“I Comuni sono sempre più in difficoltà a causa di una legge obsoleta – spiega Pietro Quinto– Ora siamo costretti a ricorrere al Tar, dopo aver ottenuto l’ingiunzione di pagamento per i rimborsi dovuti nel 2011”.

Il legale del Comune di Lecce spiega che l’accorpamento produrrà la crescita delle spese per i comuni capoluogo: una controindicazione che a Roma non hanno valutato, ma che rischia di creare molti guai.

Il Sindaco Perrone ha incaricato l’avv. Luigi Quinto di adire il TAR Lecce per fare accertare, da un lato, il maggior credito del Comune per le spese di giustizia già sostenute negli anni 2011, 2012 e 2013 anche in relazione all’incremento derivante dall’accorpamento delle sedi giudiziarie, dall’altro, di contestare il meccanismo disciplinato da una legge del 1941, un norma di ben 72 anni fa, che consente all’amministrazione centrale di rimborsare solo in parte le spese effettuate dal comune e addirittura di sottrarsi a tale obbligazione per incapienza del titolo di spesa. Circostanza questa che si sta verificando nell’attualità per effetto della spending review che ha tagliato del 75% il capitolo di competenza per il rimborso ai Comuni.

In questi termini l’Avv. Luigi Quinto nel ricorso introdotto al TAR, che sarà discusso il prossimo settembre, solleverà una formale questione di costituzionalità della L. n. 392 del 1941 sotto il profilo della violazione dei principi di ragionevolezza e di coerenza con il sistema del decentramento delle funzioni primarie dallo Stato agli enti locali, atteso che non è razionale che il Governo ed il Parlamento adottino i provvedimenti di riforma dell’organizzazione del servizio giustizia sul territorio facendo ricadere gran parte degli oneri connessi a tale riforma sugli enti locali Roma non hanno previsto, ma che rischia di lasciare la giustizia senza risorse.