Contro i caporali interviene lo Stato

Masseria Boncuri

BARI- Hanno i volti di chi raccoglie le angurie a Nardò, o cerca di sbarcare il lunario nei campi del fotovoltaico. O hanno il volto comune del nostro vicino di casa. Hanno nomi, cognomi, storie difficili di vita vissuta, ma per i loro caporali sono poco meno di numeri. Tanto da doverli ridurre ad essere schiavi. Un termine inaccettabile nel terzo millennio che colpisce immigrati o italiani allo stesso modo. Perché la piaga del lavoro nero è ovunque. E ovunque bisogna andarla a cercare. Per questo lo Stato scende in campo, viene in Puglia e fa squadra con le istituzioni del territorio per cercare di stanare coloro che si frappongono come insormontabili ostacoli tra il diritto al lavoro e la dignità di essere umano.

A questo servirà il protocollo d’intesa firmato a Bari da Governo, Regione, Prefetti di tutte le province, associazioni datoriali, sindacali, Inps, Inail e Forze dell’Ordine. A creare una task force che in ogni provincia coordini il lavoro mirato ad intensificare le attività di controllo e contrasto al lavoro sommerso.

Nardò il caso delle angurie, a Brindisi il fotovoltaico, sono solo alcuni esempi. Perché sotto controllo ci andranno anche le aziende del territorio, come la Natuzzi che ha dichiarato 1700 esuberi per la concorrenza sleale di chi assolda manodopera a quattro lire. Di qui l’appello di Bubbico e Vendola a unirsi per sconfiggere il caporalato a tutti i livelli, un fenomeno che consolida le mafie perché hanno concluso, i caporali sono forze a disposizione delle mafie. Al termine dell’incontro un vertice improvvisato tra Vendola, Bubbico e l’assessore Gentile finalizzato a spingere il governo a trovare i fondi per poter dare agli immigrati adeguate strutture di accoglienza.