Reazioni contrastanti sulla conversione in legge del decreto 61

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TARANTO- “Il decreto Ilva-bis approvato dal Senato ratifica un immane conflitto d’interesse tra il commissario e la proprietà”. È il commento di Angelo Bonelli, segretario dei verdi e consigliere comunale di Tatanto. “Lo ribadiamo – attacca Bonelli – Enrico Bondi che fino l’altro ieri era amministratore delegato indicato dai Riva non può essere il commissario del siderurgico”. Bonelli poi aggiunge: “Il decreto è l’ennesimo provvedimento sbilanciato nei confronti dell’azienda. Ci saremmo aspettati che, nel decreto, si prevedesse, quantomeno, la quantificazione dei danni ambientali e sanitari provocate dall’Ilva – spiega il leader ecologista-. Ci saremmo aspettati che si quantificasse quanto l’Ilva deve pagare per le bonifiche e in quanto tempo. Non c’è traccia di un percorso di conversione industriale in grado far uscire la città da un’economia alla diossina” ha concluso.

Sul fronte sindacale Talò della Uilm ha detto che “bisogna fare presto. Prima ci porteranno il piano industriale, prima capiremo come l’azienda rimarrà in piedi e come andrà risanata. Panarelli della Fim Cisl speiga che adesso è il momento di passare alla fase operativa per gli interventi di risanamento perché i tempi sono stretti e le cose da fare sono tantissime. Infine Stefanelli della Fiom Cgil non è particolarmente soddisfatto: “Non è opportuno – spiega – fissare il limite del commissariamento per le aziende con almeno mille dipendenti. Paradossalmente un’azienda con 999 dipendenti in condizioni di disastro ambientale non può essere commissariata. È inconcepibile -conclude stefanelli – evidentemente le l’bby dell’industria hanno fattio breccia”.

E sulla vicenda è intrevenuta anche l’associazione ambientalista peacelink. “Siamo preoccupati – fa sapere – abbiamo accolto con preoccupazione e rammarico la conversione in Legge del Decreto n.61″. Questa legge – scrive in una nota peacelink – nasce per scongelare i beni sequestrati alla famiglia riva dalla magistratura di Taranto”. Questa legge – denuncia l’associazione – annullerà a breve l’AIA e la sostituirà con un piano industriale che viola lo stesso “principio di equilibrio” fra diritti che era stato dichiarato dalla Corte Costituzionale”.