Ancora mistero sulla Sparkle, azienda vuota e chiusa

'Sparkle '

CASARANO- Chiusa , deserta, abbandonata a se stessa. Da diversi mesi l’azienda farmaceutica Sparkle sorta in contrada calo a Casarano grazie ad un finanziamento pubblico da oltre 4 milioni di euro è vuota, e l’attività è terminata. 4 milioni di euro ottenuti grazie al pit 9 andati in fumo.L’azienda di radiofarmaci da destinare all’esecuzione di esami diagnostici attraverso apparecchiature pet, sofisticato ultimo ritrovato della scienza, orgoglio per il salento, come ha dichiarato l’ex sindaco di Casarano Remigio venuti nella sua ultima intervista, è ora un bunker vuoto, dove non si produce e non si lavora, dove gli impianti sono fermi e il ciclo produttivo sembra essere cessato.

I vigili del fuoco, con un ingegnere incaricato, più volte hanno bussato alle porte dell’azienda , ma non c’è mai stata risposta.

E allora più volte gli incaricati dei vigili del fuoco hanno chiesto lumi agli uffici di Casarano: un’ attività di quel tipo, produttrice di radiofarmaci, sostante radioattive, non si può dismettere cosi.

Ci sono procedure precise da seguire, istanze indirizzate al comune, richiesta di cessazione di attività. E poi c’è il problema di uno smaltimento dei rifiuti e di un’intera area da bonificare.

E invece, a quanto pare , nulla di tutto questo è stato fatto, ed ora il mistero della Sparkle, azienda fantasma, propaggine dell’Acom di macerata, diventa ancora più fitto e si aggiungono altri punti oscuri alla vicenda, quella sulla quale ci sono indagini in corso da parte del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza su delega della corte dei conti.

Tante le procedure poco chiare sulle quali le indagini si sono concentrate: le autorizzazioni a tempo record ad esempio, rilasciate dal Suap di Casarano, affidato in quegli anni a Caterina Mastrogiovanni, che riesce in soli 4 giorni ad ottenere il via libera di Asl e vigili del fuoco, bypassa le autorizzazioni del ministero e da il via libera alla realizzazione dell’impianto.

È il 24 aprile del 2007 quando Caterina Mastrogiovanni, responsabile dell’intero procedimento, firma un provvedimento autorizzativo unico,  con il quale autorizza la società Sparkle S.r.l. alla realizzazione del centro.

La regione eroga oltre 4 milioni di euro per costruire un’azienda che offre pochissimi posto di lavoro, che produce un farmaco non commercializzabile, e che dopo pochi anni viene chiusa e abbandonata. Proprio in questi giorni, sulla base anche dei nostri servizi andati in onda nella puntata dell’indiano dedicata ai misteri del pit 9 , i vigili del fuoco si sono mossi, rendendosi conto probabilmente che una radiofarmacia andrebbe sottoposta a controlli di sicurezza costanti.

Ma le porte, dicevamo, sono sempre, inesorabilmente chiuse e l’attività sembra essere  cassata del tutto.

Il comune di casarano non ne sa nulla perchè nessuna comunicazione è arrivata negli uffici.  Il finanziamento è stato ottenuto,i soldi sono arrivati, qualcuno  ne ha beneficiato, di sicuro non il territorio, non il salento, non gli operai, non la popolazione di casarano che si è battuta affinche l’azienda fosse portata altrove.

Ciò che rimane di quei 4 milioni di euro sono queste mura blindate, tante domande, ed un’ indagine ancora in piedi della guardia di finanza che nell’informativa presentata in procura ha ipotizzato responsabilità pensali a carico dei protagonisti: Gianluca Valentini,  amministratore della società, i soci Paola Panichelli,  Mauro Ballante e Sergio Foresi, nonché  Caterina Mastrogiovanni, nella sua qualità d’incaricata di un pubblico servizio.