Stalkizzata da anni, urla la sua rabbia. Interviene il Prefetto

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LECCE- Ci ha raccontato la sua storia qualche giorno fa, dando le spalle alla telecamera ma ora, esasperata e spaventata da quello che potrebbe succedere a lei e soprattutto alla sua bambina, ci mette la faccia.

La signora Erica Costantini ha preso un megafono ed è andata ai piedi della Prefettura di Lecce per urlare la sua rabbia ed essere ascoltata dalla cittadinanza e chiedere l’intervento del Prefetto.

Minacciata prima, stalkizzata poi -da quando, nel 2009 il nuovo reato è stato introdotto anche in Italia-, il risultato non cambia: separata da anni dall’uomo tunisino che le ha dato una figlia oggi 13enne, è perseguitata e minacciata dal suo ex dal 2007.

“Lui ha molti precedenti penali, ma riesce sempre a farla franca, cambiando nome e documenti d’identità -ha detto Erica- è a piede libero, mi ha telefonato da Milano dicendo che sta tornando e che mi brucerà con l’acido”. “Una volta -continua il racconto della donna- lui ha tentato il suicidio impiccandosi e un’altra volta, quando la bambina era piccola, in uno scatto d’ira, le ha ucciso il cagnolino. E ancora, mi ha sfasciato la macchina”.

Ora la donna ha finalmente riottenuto l’affidamento della figlia, che le era stata tolta dai servizi sociali. Ed ora, come ogni mamma, il suo unico obiettivo è proteggerla. Ha denunciato tantissime volte, ma ancora nulla è stato fatto. La legge ha i suoi tempi ed i suoi paletti: l’articolo 8 prevede l’ammonimento dello stalker da parte della questura.

Il questore dà così un ammonimento nei confronti del persecutore. Le forze dell’ordine verificano i fatti tramite l’ascolto di testimoni. Se la persecuzione continua, presentata la querela, lo stalker vedrà aumentata la pena.

Erica è stata ascoltata dai poliziotti, intervenuti durante la sua forma di protesta pacifica, e poi è stata ricevuta dal prefetto di lecce Giuliana Perrotta che, con grandissima sensibilità, si è immediatamente attivata per sostenerla. Ora questa donna ha una speranza in più. Perchè non si intervenga mai più quando è ormai troppo tardi.