Le Province saranno “gusci vuoti” in attesa dell’abolizione

Consiglio dei Ministri - Roma

ROMA-  Il governo Letta procede spedito verso l’abolizione delle province e in attesa della riforma costituzionale le svolta di poteri e le fa diventare dei gusci vuoti, enti di secondo livello. Ieri, in consiglio dei ministri è stato approvato il disegno di legge “svuota province”.  Per evitare che la Consulta neutralizzi questo provvedimento, come è avvenuto per Monti, il governo Letta ha trovato un escamotage: in attesa della legge costituzionale di abolizione definitiva, questi enti diventeranno istituzioni con limitati poteri pianificatori.

Si ipotizza un risparmio di un miliardo in un biennio. Sindaci e presidenti delle unioni dei comuni governeranno questi enti di secondo grado: il presidente e il consiglio provinciale eletti dai cittadini resteranno solo un ricordo.

Il consiglio provinciale sarà un organo ristretto di sindaci con compiti di indirizzo.Il presidente sarà eletto dai sindaci. Patrimonio e risorse umane saranno trasferite  ai comuni, Unioni dei Comuni, Città metropolitane o Regioni.

Il ddl lascia perplesso Gabellone, scettico sull’attuazione di un provvedimento che rischia di privare i territori di servizi essenziali, spostando sui comuni funzioni che potrebbero essere gestite con difficoltà, per  mancanza di strutture tecniche adeguate. Da parte dell’Upi sono fioccate le critiche all’intervento del governo, ma ormai il percorso è segnato.

Ferrarese ripete come un mantra ai suoi ex colleghi che è arrivata l’ora di essere propositivi: meglio abbandonare l’idea di rimanere a capo delle province e cominciare a elaborare proposte  sui nuovi assetti territoriali, perché Bari senza le province rischierà di essere sempre più lontana. Meglio cominciare a lottare per delle regioni più a misura di cittadino, dunque, secondo il presidente di noi centro.

In campo c’è un progetto nazionale che ha già incassato apprezzamenti: ne ha parlato anche il Corriere della Sera. Si tratta di uno studio della società geografica italiana: 36 Regioni più snelle e vicine al cittadino,  abolizione di una miriade di enti inutili.

Al ministero degli Affari regionali si continua a discutere di questo eventuale scenario: Walter Ferrazza e il suo consigliere Paolo Pagliaro, insieme al presidente della Società Geografica italiana e a esperti, tecnici  e costituzionalisti si sono incontrati più volte  per avviare una discussione che porti a una riforma degli assetti territoriali in grado di garantire al cittadino un dialogo più  semplice con l’ente regionale.