Da Porto Miggiano a Leuca, gli obbrobri causati dalla Soprintendenza lumaca

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LEUCA- A pochi passi dal faro di Leuca, a pochi passi dal Ciolo, lungo la litoranea più suggestiva del Salento, un panorama da lasciare senza fiato. “Perchè non qui, dunque, in questa perla d’incanto, una grande villa con tanto di piscina?”, deve aver pensato qualcuno. E il Tar di Lecce gli ha dato ragione: chi si è opposto ha atteso troppo e il suo no, per quanto istituzionale, vale a ben poco. È la sintesi dell’ennesima, paradossale, vicenda di graffi al paesaggio, ancora. Un’idea che pare fuori dal tempo e da ogni pensiero di sostenibilità edilizia di cui tanto si parla. E che si ripete, identica, con lo stesso refrain già visto altrove e che inizia a destare qualche sospetto.

I giudici di via Rubichi hanno accolto, con sentenza, il ricorso presentato da tre proprietari contro il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Lecce, Unione Dei Comuni Terra Di Leuca e Comune di Gagliano del Capo.

Ad essere stata impugnata è la nota risalente allo scorso febbraio e con la quale la Soprintendenza ha comunicato il parere contrario all’istanza di permesso di costruire per l’ampliamento dell’abitazione e la realizzazione di una piscina di pertinenza, in agro di Gagliano del Capo. È sulla base di quella che l’Unione dei Comuni “Terra di Leuca” ha deciso di esprimere parere contrario e negare l’autorizzazione paesaggistica. Tutta carta straccia. L’iter prevede che la Soprintendenza si esprima entro il termine perentorio di quarantacinque giorni dalla ricezione degli atti, altrimenti il suo parere non ha più portata obbligatoria e vincolante. Di conseguenza, l’amministrazione comunale a cui passa la palla della decisione, deve motivare autonomamente a prescindere dall’eventuale portata del parere tardivo. In questo caso, è accaduto proprio questo. E’ stata la stessa Soprintendenza a dichiarare, nel provvedimento impugnato, che il parere è stato rilasciato oltre il termine perentorio e, quindi, l’amministrazione comunale avrebbe dovuto fare da sé. Dunque, il no alla villa con piscina è stato ritenuto privo di motivazione e, di conseguenza, bocciato.

In realtà, non è la prima volta che i pareri negativi, emessi dall’organo ministeriale a tutela delle bellezze paesaggistiche della costa, si arenano di fronte al Tar. Quella dei dinieghi lumaca, emanati oltre i termini, pare essere una storia già scritta. Quella, ad esempio, di Porto Miggiano.

Lo stesso è accaduto per il comparto 13 e 14, nella marina di Santa Cesarea, gli insediamenti da mille appartamenti sulla serra che digrada verso il mare. In quel caso, non solo il parere era stato dato oltre i termini, ma la Soprintendenza avrebbe dovuto riformularlo entro 60 giorni. Non lo ha fatto. Lo stesso, ancora, è accaduto per il baretto che nelle scorse settimane ha riacceso le polemiche a Porto Miggiano. Con parere del gennaio 2011, aveva detto che le opere in progetto “pur essendo installate stagionalmente, per forma e dimensioni si pongono in contrasto con il contesto paesaggistico in cui insistono essendo ubicate all’area annessa alla Torre Miggiano”. Anche stavolta, niente da fare. La lentezza, quando è una costante, però, qualche dubbio inizia a partorirlo.