Bufera Imid, Pepe: “Schiaffo alla sanità, Capone e Mellone sapevano”

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CAMPI SALENTINA- “Quello che è accaduto in Imid è uno schiaffo alla sanità salentina. Asl e Regione forse, o volutamente, sono stati disattenti, nonostante avessimo già segnalato anomalie nella gestione del centro di Campi”. Esordisce così Luigi Pepe, presidente dell’Ordine dei medici di Lecce, nella conferenza stampa convocata dopo la bufera che si è abbattuta sull’Imid, la struttura specialistica per la cura delle malattie immunomediate. Il centro rischia seriamente di chiudere, dopo le dimissioni del responsabile Mauro Minelli, a seguito dell’apertura del fascicolo aperto a suo carico dal pm Antonio Negro per le accuse di presunta truffa e peculato, a causa di alcune visite mediche che sarebbero state effettuate in nero. Un’inchiesta a cui, a gennaio scorso, diede il là lo stesso Pepe, che oggi rincara la dose e attacca direttamente Regione Puglia e Asl di Lecce, il manager Mellone in particolare, reo, a suo avviso, di aver usato due pesi e due misure, direttore che “gode- ha detto- della benevolenza di Bari, nonostante il fallimento della sanità salentina, pur venendo da fuori e non si sa con quali credenziali. E questo per ragioni probabilmente da rintracciare nel suo essersi schierato, in Veneto, nel partito di Vendola”.

“Il direttore avrebbe dovuto garantire i pazienti- continua Pepe-. Già a marzo gli abbiamo inoltrato la denuncia di una paziente, denuncia che ha occultato”. A questo, nel frattempo, si è aggiunto un secondo esposto arrivato a maggio e del quale Pepe, però, ha dato copia solo alla Gdf. Conterrebbe l’elenco di circa duemila nominativi di pazienti che avrebbero effettuato visite da Minelli tra il 2010 e 2011. in parte, sarebbero state pagate, fino a 200-250 euro, senza il rilascio di regolare fattura. L’uso del condizionale, ovviamente, è d’obbligo, visto che il medico risulta semplicemente indagato e le accuse sono tutte da dimostrare.

Tuttavia, per Pepe ce n’è per tutti. Non si risparmiano critiche al direttore del distretto di Campi, Lanzolla, che manterrebbe aperta una struttura che non avrebbe i requisiti per effettuare ricoveri. Ed è anche questo un altro filone d’indagine che stanno esplorando i Nas e tutto da chiarire.

Per la giacchetta è tirata anche l’assessore regionale Loredana Capone, che “già ad ottobre era stata informata di eventuali comportamenti discutibili e non avrebbe fatto nulla. Così anche la commissione regionale sanità, che non ha inoltrato in procura il dossier consegnato da Pepe a maggio e non ha attivato, nonostante le richieste, il Nucleo investigativo regionale, non vigilando- ha chiosato infine il presidente dell’Ordine- su una struttura che costa 2.300.000euro l’anno e impiega fino a 30 addetti tra personale medico e infermieristico”.