Vertenza Natuzzi, “verso il muro contro muro”

stabilimento Natuzzi

TARANTO- Gli esuberi della Natuzzi sono strutturali e quindi inevitabili”. E’ questo il bilancio della riunione al Ministero dello Sviluppo Economico tra istituzioni, organizzazioni sindacali e azienda sulla delicata vertenza. La gestione degli esuberi, ovvero 1726 lavoratori che resteranno a casa da ottobre, “sarà affidata ai successivi tavoli tecnici”. Il Gruppo Natuzzi ha illustrato i dettagli dell’assetto produttivo in Italia e in particolare il piano industriale già comunicato il primo luglio. “Siamo totalmente insoddisfatti perche’ da parte dell’azienda non vi e’ alcun accenno di apertura” ha detto il segretario generale della Feneal Uil di Puglia e di Bari, Salvatore Bevilacqua. Che poi aggiunge: “Il massimo dello sforzo che possono fare e’ tentare di mantenere al loro posto i 700 dipendenti fuori dalla lista del 1.726 licenziamenti previsti.

Non accetteremo mai un piano di questo tipo”. “Se per salvare l’azienda – conclude – intendono spostare completamente la produzione all’estero, vuol dire che non hanno ben compreso di che si sta parlando”. L’assessore al Lavoro, Leo Caroli, ha partecipato al primo dei tre tavoli tecnici sottolineando la necessità di ridurre gli esuberi e di un nuovo modello produttivo.

“C’è un’intesa di massima sul nuovo modello produttivo per passare dalla produzione a isola a quella a catena di montaggio, affinché ogni addetto realizzi un pezzo del divano per ottenere la seduta completa, mentre oggi ogni lavoratore si occupa di tutte le fasi della lavorazione”, spiega Caroli. “Durante la prossima riunione, il 25 luglio, l’azienda ci dovrà dare precise risposte sui costi da rimodulare: costi come l’energia, la logistica, il marketing, la rete commerciale. Intervenire infatti solo sul costo del lavoro non è possibile: così non si andrebbe da nessuna parte. A meno che – dice l’assessore – qualcuno non pensi di produrre in Italia ai prezzi di Romania e Cina”. Caroli conclude: “Natuzzi deve riportare in Puglia parte della produzione che oggi realizza all’estero”.