Rabbia Filanto, risposte solo sulla carta. Operai allo stremo

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LECCE-  Non c’è commento per la loro rabbia. Forse solo chi si trova nella stessa condizione può capire. E per la disperazione degli operai Filanto non c’è risposta, non immediata almeno, se non l’avvio di un percorso che, forse, nel medio periodo potrebbe portare i suoi frutti. Forse. Dovrà pazientare, ancora, chi da sette mesi non percepisce indennità di cassa integrazione e che, in realtà, non sa neppure se mai la percepirà, visto che nessuno sa dire con certezza se i 650 lavoratori del gruppo Filanto siano o meno coperti da ammortizzatori sociali. Dovrà pazientare, si diceva, ma come si fa.

Oltre quattro ore di presidio, con il blocco di via XXV Luglio, a Lecce. Quattro ore in attesa di una soluzione che si cerca sul tavolo prefettizio che ha visto la partecipazione di sindacati, azienda, Confindustria, dei sindaci di Casarano, Patù e Ruffano, della Regione Puglia.

È intricata la loro paradossale vertenza. Per le aziende Filanto, Labor, Italiana Pellami, Zodiaco e Tecnosuole è stato avviato il concordato preventivo. Per le ultime due società, però, è stata revocata o bocciata la procedura. Di conseguenza, si rischia seriamente quello che è stato definito “vuoto salariale”. Venendo meno il presupposto del concordato, viene a cadere, infatti, anche l’anno di cig ministeriale a cui hanno diritto. Il gruppo Filanto ha annunciato che ripresenterà richiesta di concordato, ma, qualora venisse accettata, non è retroattiva. E a rimanere col cerino in mano sarebbero sempre loro, gli operai.

Non ci sono soluzioni a breve, si diceva. E i sindacati sgomberano il campo da equivoci. Si chiederà al Ministero l’attivazione di un tavolo per la cig in deroga, per coprire i sette mesi da gennaio a luglio. Ma i tempi non saranno breve, neppure nella migliore delle ipotesi.