Il ministro Kyenge: “Qui per cogliere le esperienze migliori”

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LECCE- La sua visita nel Salento, per sua stessa ammissione, non è un caso. “Sono qui per conoscere il meglio delle esperienze di integrazione e farne buone pratiche replicabili anche altrove”. Cecile Kyenge, ministro all’Integrazione, lo sottolinea appena prende la parola, di fronte a istituzioni e cittadini che l’hanno attesa, nella tarda mattinata, nella casa della Carità, la struttura gestita dalla Caritas diocesana e che, da otto mesi, rappresenta un nuovo modello, più degno, di accoglienza dei bisognosi nel cuore di Lecce.

La titolare all’Integrazione apre, dunque, al nuovo metodo. Guarda ai territori, usa la lente d’ingrandimento per capire come e dove le pratiche di accoglienza sono diventati modelli da poter seguire, paradigmi da esportare. L’impegno della Caritas leccese, soprattutto nella costruzione di un luogo che è continua fucina di dialogo inter-religioso, pare essere uno di questi.

Far conoscere, far stare insieme, far dialogare, non ghettizzare, non isolare. Le parole chiave del ministro Kyenge sono queste. E le ripete, anche, probabilmente, avendo in testa la visita successiva, quella all’accampamento improvvisato degli schiavi delle angurie, a Boncuri.

Nessun cenno alle offese ricevute dal leghista Calderoli. È incidente che qui è superato. La differenza di tono si percepisce nei temi, velocemente affrontati nella visita lampo mattutina. Il principio va rovesciato: non basta accogliere, bisogna dar diritto ai migranti di restare nelle proprie terre, come ha sottolineato lo stesso don Attilio Mesagne. È il concetto attorno al quale anche le politiche di migrazione dovranno ruotare, da affrontare in chiave comunitaria, ribadisce il ministro, con politiche di prevenzione che mirino dritte ai motivi che spingono gli stranieri a imbarcarsi verso l’Europa.