Ilva, validità Diffida Ministeriale: scontro tra Bondi e il Garante

Enrico Bondi

TARANTO- E’ grave lo scontro fra il commissario straordinario dell’Ilva Bondi e il Garante Esposito. Il motivo è la validità della Diffida Ministeriale del 14 giugno, con la quale l’Ilva viene riconosciuta inadempiente rispetto alle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale e quindi passibile di sanzioni. La posizione di Bondi è chiara: il commissario ha scritto il 17 luglio al Garante perché, alla luce del decreto 61, ora al Senato per la conversione in legge, questa Diffida non è più valida.

Le prescrizioni e le tempistiche indicate nella diffida per inosservanza sarebbero quindi per Bondi superate, mentre per il Garante dell’AIA valgono ancora e, con una lettera pubblicata sul suo sito, scrive che la Diffida pende ancora sull’azienda. L’Ispra, che è l’organismo ministeriale di controllo ambientale, il 16 luglio aveva ufficialmente incaricato il Prefetto di Taranto di sanzionare l’Ilva per le violazioni dell’Aia. Il giorno dopo è intervenuto Bondi dichiarando che la diffida non ha più valore dopo il cosiddetto decreto Salva-Ilva-bis. Non si è fatta attendere la risposta di Esposito in questo duello a distanza sull’applicazione delle norme.

Il garante ha scritto al Governo parlando di ”violazioni che impongono una reazione all’inosservanza di disposizioni per salvaguardare la vita, l’ambiente e la salute”. Esposito conclude con un appello alla responsabilità in cui evidenzia come si aggravi “la posizione del nostro Paese nei confronti della Comunità internazionale”.

Infatti la Commissione Europea ha già nel mirino l’Italia, parlando di “diritto alla vita” e della violazione di ben quattro articoli della Carta dei diritti fondamenti dell’Unione. Esposito lancia un nuovo allarme: questa gestione del caso Ilva – scrive – può provocare all’Italia conseguenze economiche forse maggiori rispetto al caso Punta Perotti a Bari.