Miccolis dai domiciliari: “Accusano me per incastrare Laforgia”

Emilio Miccolis

LECCE- Abbattere il duo Laforgia Miccolis, cominciando da quest’ultimo, più debole ed esposto: ecco il vero motivo dell’inchiesta giudiziaria, secondo il diretto interessato che lancia accuse palesissime ai sindacalisti che lo hanno denunciato (ma anche al gruppo di docenti che terrebbe loro bordone) ma non fa mancare accuse, più velate, alla stessa procura di Lecce.

È firmata Emilio Miccolis, nel 33esimo giorno di custodia cautelare agli arresti domiciliari, la lettera indirizzata a Telerama, Quotidiano di Puglia e Gazzetta del Mezzogiorno con la quale l’ex direttore dell’università del Salento rompe il silenzio – serbato ormai da quell’ottobre 2012 nel quale esplose il caso dell’ateneo salentino e delle conversazioni registrate dai sindacalisti Manfredi de Pascalis e Tiziano Margiotta dei loro colloqui con il direttore, colloqui nei quali il tribunale di Lecce ha ravvisato gli indizi della concussione.

L’ex direttore (che nel frattempo si era spostato a dirigere la sede distaccata di brindisi dell’università di bari) è da poco più di un mese ai domiciliari con questa accusa; ai domiciliari è rimasto – ha stabilito il tribunale del riesame – per il rischio di inquinamento delle prove nelle indagini che ora puntano a verificare se di quelle conversazioni e dei metodi del suo direttore fosse informato il rettore uscente Domenico Laforgia. Se, per dirla terra terra, Miccolis fosse o meno l’esecutore di un piano il cui ideatore era Laforgia. Il cuore della difesa di Miccolis sta tutto qui: contro di lui e il rettore uscente si è scatenata una guerra di chi non voleva che le cose in ateneo migliorassero, del sindacato in primis. Così Miccolis attacca “lo squallore di una parte sindacale afflitta da mediocrità dilagante rappresentativa, nella migliore delle ipotesi, la feccia dell’impiego pubblico, quella da mandare a casa: i lestofanti, i fannulloni, gli scansafatiche”.

Contro di loro – afferma l’ex direttore – si era schierato il duo Laforgia-Miccolis. E, per ora, è quest’ultimo ad averne fatto le spese: “occorreva demonizzare i moralizzatori veri, abbattere l’ingegnere e il suo nano (malefico) – recita testualmente la lettera – utilizzando tutti i sistemi, compreso il metodo boffo. Distruggere Miccolis, che del duo laforgia-miccolis era il soggetto più permeabile per carattere e stile diventò la primaria (se non l’unica) occupazione di Margiotta prima e De Pascalis poi.
così l’ex direttore punta il dito sui due sindacalisti ma fa intravedere un gruppo di docenti alle spalle delle loro accuse, che avrebbero trovato sponda in procura.

“E  il denunciato sistema dei sindacati sostenuto da gruppi di esimi docenti universitari, che gestivano il mondo dell’università del salento, non interessa alla onorevole procura di Lecce?” è una delle polemiche domande contenute nella fluviale missiva (quattro pagine, siglate in ogni sua parte), che parte da lontano, da quel concorso per tre unità di personale che accese le polemiche sui compiti copiati, come constatò Miccolis ispezionando i compiti con modalità che il procuratore capo di Lecce cataldo motta definì non penalmente rilevanti, censurando però al tempo stesso l’operato dell’ex direttore, stigmatizzato con forza.

“Le affermazioni del procuratore della repubblica sull’operato di Miccolis – si legge ancora nella lettera dell’ex direttore, che parla di sé in terza persona – aprono la danza macabra per il suo annientamento. Nella sua lunga lettera, l’ex direttore ricostruisce puntualmente le indagini che lo hanno riguardato, le loro presunte incongruenze (ad esempio le perizie effettuate sulle conversazioni, che sono una copia il cui originale è andato perduto), che hanno trovato eco anche nel riesame che ha lasciato Miccolis ai domiciliari con motivazioni che – afferma il diretto interessato – fanno rabbrividire.

Il leitmotiv dell’inchiesta – afferma Miccolis – è arrivare al professor Laforgia. A voi i commenti, scrive Miccolis nella lettera inviata anche a Telerama: commenti che però, in un caso come questo, è bene lasciare all’intelligenza del telespettatore. Da un lato i ragionamenti e i risentimenti di un uomo da 33 giorni ai domiciliari, che parla sostanzialmente di un disegno che accusa lui per coinvolgere il rettore uscente, dall’altro le pronunce di diversi giudici – e non del solo pubblico ministero – che, in questa fase, hanno stabilito che il vertice amministrativo dell’università del Salento trattava con i sindacalisti dell’ateneo tramite concussioni. Se lo facesse in proprio o su mandato del vertice politico, cioè del rettore uscente Domenico Laforgia, è argomento delle ulteriori indagini ed approfondimenti che la procura sembra ormai ad un passo dal chiudere